CANI ITALIA        

 

 Pagina razza N°5

 

 

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            PICCOLO  LEVRIERO

DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

  Non si può parlare della levrieretta, chiamata ufficialmente piccolo levriero italiano, senza ricordare la notevole diffusione che ebbe nel XVII e XVIII secolo, quando era sempre presente, nei salotti, in braccio o a lato delle dame. Anche Carlo I d’Inghilterra, Federico il Grande e l’imperatore Federico III prediligevano questo bel cagnolino. Specialmente Federico il Grande ebbe per i piccoli levrieri un affetto particolare, e si dice che nei suoi canili ne esistessero oltre cinquanta, curati da personale scelto e competente. Amava moltissimo farsi accompagnare nelle passeggiate da due o tre dei suoi minuscoli amici. I movimenti spigliati ma garbatissimi, la viva intelligenza, non disgiunta da simpatica permalosità, la fedeltà insuperabile, la perfezione e l’eleganza dei lineamenti, la delicatezza dell’insieme e la morbidezza della pelle rendono il piccolo levriero italiano un autentico modello di grazia e di distinzione. E tale frase è riportata testualmente nella descrizione dello standard italiano. Malgrado l’apparenza gracile, è in realtà un cane robusto e costruito per la corsa. In Gran Bretagna viene chiamato ‘italian greyhound, perché riproduce quasi alla perfezione, beninteso miniaturizzate, le forme del greyhound Circa le origini, mentre tutta la letteratura è concorde nell’affermare che esse sono italiane, nessuna prova viene posta a suffragio e nessuna teoria viene avanzata. D’altra parte, la presenza dei piccoli levrieri in Italia è accertata sin dall’epoca romana, quando molti di questi minuscoli animali erano ospiti pregiati delle ville patrizie. Come abbiamo già detto a proposito dei levrieri di maggior taglia, l’ipotesi fra tutte le altre più attendibile è quella secondo cui la provenienza di tutti i levrieri va ricercata in un unico stipite asiatico: cani pregiati che ven­nero importati anche in Italia dai navigatori fenici.  

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         PINSCHER

               GERMANIA

  Le origini di questo cane risalgono molto addietro nel tempo: la sua presenza è infatti documentata da numerose raffigurazioni antiche. Oggi, comunque, i soggetti di questa razza sono divenuti piuttosto rap. Agli inizi del nostro secolo presero a comparire, nelle cucciolate, soggetti a pelo duro e soggetti a pelo raso, aventi cioè un mantello di differente tessitura; venne allora stabilito, da parte dell’apposito club, che nessun soggetto a pelo raso sarebbe stato iscritto se non discendente da almeno tre generazioni di pelo raso, il Libro delle Origini rimanendo interdetto a tutti i soggetti che non ottemperassero a questo requisito. La selezione dette concreti risultati, tanto che oggi ben difficilmente si hanno soggetti delle due varietà nella medesima cucciolata.  

       POINTER

               GRAN BRETAGNA

  Sulle origini del pointer molto si è detto e molto si è scritto; ma, come al solito, i pareri e le conclusioni sono tutt’altro che concordi. Il   Mégnin asserisce che la sua ascendenza va ricercata nel vecchio bracco inglese, giunto dalla Spagna nelle isole britanniche nel XIV secolo. Altri esprimono la stessa opinione, pur affermando recisamente che il bracco spagnolo passò in Inghilterra soltanto nel 1713, dopo la pace di Utrecht. Il   celebre scrittore cinologo inglese Arkwright, nella sua Storia del pointer, afferma che la razza proviene dal bracco italiano, accertato capostipite di tutto un gruppo di cani da ferma. L’ipotesi maggiormente attendibile parrebbe quella secon­do cui gli Inglesi non fecero che perfezionare e portare al tipo moderno il pointer, che da molto tempo era presente in Francia e che diede origine a tutti i cani da ferma francesi a pelo raso. Già al principio del XVIII secolo i Francesi avevano ottenuto dal loro vecchio pointer, il parfoce, un tipo intermedio,  

PULI

        UNGHERIA

  Il puli (parola che significa ‘conduttore’) coadiuva i pecorai ungheresi da più di un millennio; quando infatti i Magiari giun­sero nell’attuale territorio di Ungheria, si portarono appresso i loro formidabili cani da pastore: avevano alcune varietà di grossa taglia, simili al komondor e al kuvasz, e una di piccola taglia, assai rassomigliante all’odierno puli. E se si fa eccezione per il colore del mantello, il puli di allora era simile al terrier tibetano, che infatti molti indicano come capostipite della razza. Da sempre, oltre che provetto pastore, il puli si è rivelato efflcientissimo per il riporto in acqua, tanto che viene talora definito ‘cane d’acqua ungherese. Soprattutto nei secoli scorsi, oltre che per la custodia del bestiame e dei casolari, era lar­gamente impiegato nella caccia. A differenza dei cani da pastore ungheresi a pelo bianco, utilizzati in particolar modo per il lavoro notturno, il puli veniva fatto lavorare quasi esclusiva mente di giorno, probabilmente perché il suo colore scuro pa­reva meglio imporlo all’attenzione delle pecore. Emesso una prima volta nel 1925, lo standard ufficiale della razza ha subito periodiche modifiche: l’ultima è del 1955

ROUGH  COLLIE

                 GRAN BRETAGNA

  L’impossibilità di precisare con delle date l’origine del collie a pelo lungo è dovuta al fatto che sino al XVIII secolo questa razza era considerata esclusivamente da lavoro: la purezza veniva rispettata, senza che però fossero rilasciati dei pedigree. Allorché il collie cominciò a richiamare l’attenzione dei cinofili, cioè agli inizi dello scorso secolo, era diffuso principalmente nella Scozia settentrionale: più basso degli esemplari che oggi conosciamo, aveva anche la testa più corta. Per un cinquantennio circa la razza venne sottoposta ad accurate selezioni, sinche, nel 1860, fu presentata alla prima esposizione ufficiale canina indetta su suolo inglese. Numerose ipotesi sono state espresse, circa le ascendenze del pastore scozzese: c’è chi tra i suoi antenati scorge il terranova o il gordon setter, e chi l’accomuna al deerhound o al terrier scozzese. L’unico dato sicuro è che il collie moderno rappresenta il risultato di lunghi e attenti processi di selezione: si può dire che la fissazione definitiva di caratteri importanti quali l’altezza e il peso sia stata raggiunta solo intorno al 1885; da allora, gli allevatori si sono limitati a conservare e ad affinare le molte pregevoli caratteristiche del cane. La fama di cui esso gode ovunque, in America come in Europa o in Australia, è certamente dovuta alla bellezza e alle eccezionali doti psicofisiche, che gli permettono di svolgere non solo il lavoro che gli è proprio, quello cioè del cane da pastore, ma anche di essere addestrato come cane poliziotto, da guardia, da caccia, da spettacolo; e in quest’ultima attività fanno testo i successi ovunque raccolti dai film e dagli spettacoli televisivi della celebre Lassie, i quali hanno non poco contribuito a rendere popolare la razza in paesi ove era poco nota, quando non del tutto sconosciuta.

             SAMOIEDO

Samoyed

PAESI NORDICI

  Come scrive il Cardano nel suo studio sul samoiedo, questo è uno dei cani più antichi che si conoscano, giacché discende direttamente e in perfetta purezza dal cane che accompagnò nelle loro migrazioni le tribù dei Samoiedi, una delle razze tipiche della Siberia, le cui origini vanno ricercate nella preistoria. La millenaria unione con l’uomo ha dato a questa razza una domesticità forse unica tra gli animali, mai disgiunta però dal rigore con cui essa assolve i compiti di cane da guardia affidatigli da sempre. Da molti è considerato il più bel cane vivente. Introdotto in Inghilterra meno di un secolo fa, da allora è stato  

          SCOTTISH  TERRIER

                      GRAN BRETAGNA

  Nella graziosa cittadina scozzese di Aberdeen, fin verso l’inizio del XIX secolo visse un signor Van Best, che venne a lungo considerato il miglior allevatore di un terrier particolare, abilissimo nella caccia in tana. Allorché questo cane si diffuse nel resto della Scozia e in tutta la Gran Bretagna, gli venne dato il nome di aberdeen terrier, che conservò con alterne fortune fin quando, nel 1887, fu deciso di chiamarlo senz’altro terrier scozzese. I primi pedigree. risalgono appunto a quell’anno, che oltre tutto segna l’inizio della selezione che ha reso l’attuale scottish un cane molto più raffinato di quello allevato da Van Best. Ancor oggi, però, questo terrier conserva particolari doti per la caccia agli animali selvatici nocivi: la potente muscolatura del posteriore e la brevità degli arti, infatti, gli consentono una notevole rapidità nei percorsi sotterranei.  

                 SEGUGIO  ITALIANO A PELO  RASO

ITALIA

   A differenza della caccia praticata con i cani da ferma o con i cani da cerca, quella con il segugio ha caratteristiche sue proprie. Con questo tipo di cane si caccia la selvaggina ‘di pelo, a cominciare dal cinghiale, per scendere ad animali di dimensioni assai meno ragguardevoli, quali la volpe, la lepre e il coniglio selvatico. Da noi, probabilmente per la differente conformazione del terreno, è stata ed è preferita di molto la caccia alla posta, praticata con uno o due segugi. Sport ben più umile di quello di un tempo (in cui intervenivano centinaia di cani, numerosi cavalli, battitori, trombe, livree, ed una infinità di altre cose), ma alla portata di tutti. Ed abbiamo, in Italia, un segugio che appunto nel lavoro sulla lepre è dai tempi antichi insuperabile. Dotato di proprietà olfattive eccezionali, cerca la pista della selvaggina, e, trovatala, non l’abbandona più: mettendo alla prova la sua sviluppata intelligenza, giocando in furberia con la pur astuta preda, la scova, l’incalza, l’insegue, in modo da farla passare a tiro di fucile del padrone che, fiducioso, è rimasto appostato. Le origini del segugio italiano sono antichissime, e qui ricor­diamo come bisogni ricondurre tutti i segugi (eccezion fatta per i nordici, che discendono da altro stipite) ai primitivi cani da corsa dell’antico Egitto, che i mercanti fenici diffusero lungo le coste mediterranee, e prima di tutto in Grecia, sovente proponendoli alle popolazioni come merce di scambio. I cani da corsa giunsero ben presto anche in Italia, dove  incontratisi con il molosso  diedero origine al cane da ferma. Evidentemente la razza originaria è rimasta immutata, o quasi, in tutti i suoi caratteri. Abbiamo infatti modo di constatare, dall’esame di numerose raffigurazioni risalenti alle epoche faraoniche, come i celeberrimi cani da corsa dell’antico Egitto fossero assai rassomiglianti al segugio attuale, e soprattutto a quello italiano. In essi si nota altresì la particolarità degli orecchi pendenti, segno che non consente alcun dubbio sulla loro avanzata domesticità. Qggi giorno, questo segugio è diffusissimo nella penisola italiana, ma, purtroppo, ben pochi sono gli esemplari veramente corrispondenti allo standard ufficiale, e ciò è dovuto agli irrazionali incroci praticati indiscriminatamente per ogni dove da chi si preoccupa soltanto di avere un cane da lepre, senza curarsi della sua purezza: concetto erratissimo, poiché le doti venatorie del segugio saranno più spiccate quanto più il cane sarà puro.  

         SETTER  GORDON

                    Gordon setter

          GRAN BRETAGNA

  E il più pesante e quindi il più lento tra i setter; la pesantezza, però, in questo caso è indice di maggior robustezza, tale da consentire al cane di cacciare su qualsiasi terreno e anche in acqua; elemento, questo, dove esso ha modo di mettere in mostra le sue eccellenti doti di nuotatore. Fin dal 1620 si hanno notizie di un setter nero focato di forme massicce, assai stimato per le sue doti di resistenza; Carlo LI, che regnò in Inghilterra dal 1660 al 1685, ne possedeva alcuni esemplari, e li apprezzava a tal punto da volerli spesso accanto a sé quando posava per i ritratti ufficiali. Il  professor Pollacci, famoso allevatore italiano di setter scozzesi, scrive a proposito di questa razza: “Nella regione della Scozia a nord di Fochabers, presso il fiume Spey e a qualche miglio dal mare, già prima del 1800 i pastori si servivano di cani che, pur adibiti alla guardia del gregge, puntavano la selvaggina a grande distanza e la seguivano lentamente all’orma, dimostrando straordinarie doti olfattive e un istinto di ferma perfino superiore a quello delle altre razze da caccia allora esistenti. Infatti, il duca Alessandro IV di Gordon, morto nel 1827 in età di 84 anni, si faceva spesso prestare dai pa­stori, per le sue partite di caccia, questi cani, tra i quali vi era una femmina che si distingueva per le sue eccezionali doti di ferma e di olfatto. E proprio a questa oscura e umile cagna si devono con tutta probabilità i famosi requisiti fissati nell’allevamento dei setter scozzesi del duca di Gordon: egli, infatti, la fece accoppiare con il migliore dei suoi setter, dando origine all’attuale setter nero focato”. Vi  è chi afferma (ad esempio, lo Stonehenge) che nelle vene del setter nero focato di antica forma scorresse sangue bloodhound: questa tesi sarebbe confermata, oltre che dalla relativa grossolanità dello scheletro, anche dallo sviluppo piuttosto rilevante delle labbra.  

            SETTER  INGLESE

                    lish setter

                      GRAN BRETAGNA

  Il setter inglese si distingue, a seconda del colore del mantello, in tre varietà (non razze, poiché i dati somatici sono identici): il lemon belton, dal mantello bianco con macchie arancio; il blue belton, dal mantello bianco con macchie e moschettature nere tendenti al blu; e il liver belton, dal mantello bianco con macchie marrone. I blue belton recano talvolta focature sopra gli occhi, nel qual caso sono chiamati ‘tricolori’. Questo setter viene denominato anche setter lawerack, ma impropriamente: i lawerack costituiscono infatti una sua varietà, un tempo importante ma oggi quasi scomparsa. In origine, il setter era di colore bianco con macchie nere e rosse; aveva inoltre una costruzione piuttosto massiccia: concorsero ad affinarlo vari allevatori, che al bel cane dedicarono le loro attente cure, e tra essi il Lawerack. Di origini assai modeste (da giovane esercitava il mestiere di calzolaio), egli ereditò da un lontano parente una grossa fortuna, che gli consentì di dedicarsi alla sua passione: la caccia. Fu così che si accorse che il setter allora esistente nella contea di Shrop non era dotato delle qualità cinegetiche ed estetiche da lui desiderate. Acquistati due soggetti bianchi punteggiati di blu (blue belton), iniziò l’allevamento e la selezione. Vi impiegò, si può dire, tutta la vita, ma infine riuscì a creare un cane stupendo. A 73 anni pubblicò un libro, The Setter, che ancor oggi è considerato una delle opere tra le più interessanti della let­teratura cinofila. Ma, come s’è detto, il Lawerack si limitò a selezionare una linea di setter i quali, per quanto meravigliosi, furono in seguito superati da altri, e soprattutto dai soggetti che il Llewellin, successore del Lawerack, portò ad un alto grado di perfezione. E ancor oggi sono molto pregiati gli esemplari di questa corrente (setter llewellin), anch’essi modificati dalla costante opera di selezione a cui sono stati via via sottoposti.  

Allevamento amatoriale

LA ROGHICCIA

          SETTER  IRLANDESE

             red setter

          GRAN BRETAGNA

  Tempo addietro, il setter irlandese era bianco a macchie rosse, e denotava la comune origine col setter inglese. Allora l’allevatore si occupava, più che del colore del mantello, della conformazione meglio adatta al lavoro, e delle doti olfattive, di andatura e di resistenza. Subentrato il desiderio di conseguire anche un ideale di bellezza, le macchie rosse sono andate estendendosi, trasformando il colore del setter irlandese in un rosso caldo con grandi macchie bianche, che in seguito furono costrette entro limiti sempre più esigui. Valsero al perfezionamento della razza le cure di alcuni grandi cinofili: il maggiore Hutchinson, il colonnello Cooper e il dottor Hone; la fissazione delle forme, comunque, si ebbe verso la metà dello scorso secolo, e i primi soggetti iscritti allo speciale ‘studbook’ furono Bob, nato nel 1859; Ranger, nato nel 1864; Plunket, nato nel 1868; e Dak, nel 1870. Nell’impiego venatorio questo setter ha grandi qualità: è velocissimo, resistentissimo e di olfatto straordinario. E forse di meno facile addestramento degli altri setter, in conseguenza del suo spirito di indipendenza e dell’irresistibile desiderio di grandi spazi.  

           SIBERIAN  HUSKY

                 STATI UNITI

  L’husky è originario della Siberia, e più precisamente della zona che dal fiume Kolyma si estende sino allo stretto di Bering. Importato per la prima volta in Alaska nel 1909 per essere utilizzato nelle corse in slitta, l’husky si impose per la grande abilità e la straordinaria resistenza. Dotato di spiccata intelligenza e di un carattere docile e affettuoso, è popolarissimo in America, e soprattutto nel Canada. Lo standard che pubblichiamo è quello proposto dal Siberian Husky Club of America nel 1940, e approvato dall’American Kennel Club.  

             SILKY

                  TRALIA

  E stato riconosciuto dalla cinofilia ufficiale solo nel 1962 ,anno in cui venne pubblicato il primo standard della razza, rielaborato nel 1967. Noto anche come terrier di Sydney, è probabilmente il risultato di incroci effettuati in Australia tra esemplari di skye e di yorkshire: di quest’ultima razza, del resto, ripropone i colori del mantello. Vivace, attivissimo, robusto, possiede le innate caratteristiche del cacciatore di roditori, sebbene oggi le sue funzioni siano prevalentemente quelle di cane da compagnia, in ciò adeguandosi al destino di molte altre razze del gruppo terrier.  

          SPRINGER  SPANIEL

             English springer spanie

                 GRAN BRETAGNA

  Razza molto antica, costituisce il ceppo dal quale (a eccezione del clumber) sono derivati tutti gli spaniel da caccia. Originariamente scovava e alzava la selvaggina per la rete, per il falcone o il levriero; oggigiorno, invece, viene impiegato esclusivamente per scovare e riportare la selvaggina al cacciatore armato di fucile. Lo springer ha un’andatura caratteristica: gli arti anteriori, la cui oscillazione deve partire dalla spalla, si muovono in linea con essa; i piedi sono portati ben sotto il tronco, e l’azione degli arti posteriori risulta in sincronia con quella degli anteriori. Allorché procedono lentamente, molti springer ambiano, il che è tipico della razza.  

Allevamento amatoriale

LA ROGHICCIA

           TERRANOVA

                  New Joundland

CANADA

  Abbiamo detto della bravura e del grande altruismo del san Bernardo. Altrettanto vale per il cane di Terranova, alla cui intelligente generosità si deve la salvezza di molte vite umane: innumerevoli sono infatti i salvataggi che questo ma­gnifico colosso canino ha operato e opera, strappando dalle gelide acque del Nord non pochi naufraghi. Sulle origini della razza parecchio è stato scritto, e le discordanze tra le varie ipotesi lasciano invero assai perplessi. C’è chi asserisce che furono gli Inglesi a introdurre nella vasta isola americana di Terranova questi cani che, accuratamente addestrati, formarono una schiera di eccellenti ausiliari dell’uomo nell’esercizio della pesca del merluzzo, di guardiani fedeli e di eccezionali cani da salvataggio in acqua. Altri riconoscono valida questa ipotesi, ma limitatamente al terranova tipo landseer, mentre opinano che il terranova vero e proprio, quello cioè a mantello nero, fosse autoctono dell’isola. Altri ancora sostengono che la razza sia venuta a formarsi in seguito a incroci tra il labrador e cani da slitta scandinavi, portati a Terranova da pescatori norvegesi prima ancora che, nel 1622, vi giungessero gli Inglesi. Quest’ultima ipotesi, occor­re dirlo, è discutibile: il terranova possiede pochi caratteri in comune con le razze da slitta scandinave; piuttosto, si avvicina ai molossi che traggono origine dal mastino del Tibet. E comunque un fatto curioso che da moltissimo tempo, e ancor oggi, nell’isola esistano due varietà di cane che, seppure somiglianti nell’assieme, sono di differente corporatura e presentano caratteri psichici diversi. Una varietà vive allo stato semiselvaggio nell’interno, mentre l’altra, domestica e utilizzata dai pescatori anche per il traino e per la pesca (non è raro il caso di cani tanto bene addestrati da riuscire ad addentare e portare a riva grossi pesci), è comune sulle coste. La prima è di corporatura più grande, massiccia, non uniformemente nera di manto, mentre la seconda, più aggraziata nei movimenti, di carattere assai più docile e di colore sempre nero, costituisce il tipo che maggiormente si avvicina ai soggetti che, bellissimi e imponenti, seppur rari, possiamo ammirare nelle nostre esposizioni.

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             TERRIER NERO RUSSO

                       RUSSIA    

Il terrier nero russo è una razza con una storia singolare. dopo la seconda Guerra Mondiale, ci fu il bisogno di creare una razza facilmente addestrabile per poter affiancare la polizia sovietica. Vari furono gli incroci tra rottweiler,  schnauzer gigante, terranova e tanti altri , ma appena  nel 1955 furono presentati i primi esemplari dei terrier nero russo. NeI 1979 l’allevamento “Krasnja Zvezda” presentò lo standard per questa razza e due anni dopo la Russia riconosceva ufficialmente i terrier neri. Per il riconoscimento da parte della FCI bisogna aspettare l’assemblea internazionale che si è tenuta in Messico nel 1984.Questi cani sono molto grandi e potenti, hanno un’espressione aristocratica che attira lo sguardo. il sistema nervoso è molto stabile, sono ottimi cani da guardia e da difesa ma in famiglia sono dei dolci e pelosi “orsacchiotti” che convivono tranquil1arnente con altri “inquilini” della casa. Si adattano a vivere anche in appartamento, non hanno nessun odore e non hanno mute. E’un cane molto sportivo: adora la montagna, il mare e soprattutto fare tanto moto         

            TIBETAN  MASTIFF

                              GRAN BRETAGNA

Il  mastino del Tibet è il diretto discendente di quel cane tibetano cui continuamente si fa riferimento a proposito della provenienza di moltissime razze canine oggi esistenti. Si tratta dunque di una razza rimasta pressoché immutata nei millenni, com’è provato dai reperti ossei di varie epoche e dalle raffigurazioni sino a noi pervenute. Nell’antichità, gli animali predatori erano di mole maggiore di quelli attuali, e per difendere le greggi si rendeva pertanto necessario l’impiego di cani altrettanto grossi; fu così che nacque il mastino tibetano; e se oggi, probabilmente per adattamento a funzioni diverse da quelle originali, questo cane si presenta di taglia più ridotta, invariate rimangono le proporzioni fra le varie parti del corpo, la struttura generale e le doti psicofisiche. Non di rado, nelle terre di origine (che sono, è ovvio, quelle orientali, sebbene la razza nelle sue attuali forme sia stata rigenerata dagli Inglesi e venga quindi considerata propria della Gran Bretagna), viene affidata a questo cane la custodia di un intero villaggio, poiché sovente la popolazione maschile è costretta a trattenersi in aperta campagna per curare gli armenti, oppure deve dedicarsi alla caccia, o attendere alla coltivazione dei campi. Allora il mastino del Tibet difende le abitazioni, e le donne e i bambini che in esse rimangono: sovente, per tener lontani i malintenzionati e le fiere, basta la sua presenza; ma se per caso ciò non fosse sufficiente, non esita ad attaccare l’avversario, uomo o animale che sia, dando dimostrazione di tutto il suo coraggio e del suo attaccamento al dovere.  

                 VOLPINO ITALIANO

                     ITALIA

  Il  volpino italiano e quello tedesco, o di Pomerania, hanno tali e tanti punti in comune, da creare confusioni; però, nella razza italiana l’occhio è forse leggermente più grande, gli orecchi poco più lunghi e il cranio lievemente più globoso. Se l’italiano discenda dal tedesco o viceversa, è difficile stabilire. In Italia, comunque, il volpino fu sempre molto diffuso, specie in Toscana, dove veniva chiamato ‘volpino di Firenze. A Roma lo si definiva ‘cane del Quirinale. Sull’origine della forma nana dei volpini, esistente da tempo immemorabile, si deve considerare che per parecchie razze, ed evidentemente per le esigenze utilitarie dell’uomo, fin da remote epoche si ebbe la propensione ad accrescerne le dimen­sioni in modo rilevante; ma, accanto a questa tendenza che si andava sempre più accentuando, si manifestò anche il desiderio di ottenere animali di piccola taglia o addirittura nani: motivo di curiosità e rarità, paragonabili ai buffoni e ai nani che railegravano le corti principesche. Tali forme sono appunto rappresentate dal volpino, dal pinscher nano, dal piccolo levriero italiano, dai toy spaniel, dai toy terrier, e via dicendo.  

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      XOLOITZCUINTLE

        MESSICO

 E un cane nudo, cioè privo di pelo. Particolarmente diffuso neL Messico, lo si trova, più o meno numeroso, anche in Argentina, nel Cile ed in altri paesi del Centro e Sud America. L’origine dello xoloitzcuintle è molto antica e, già prima della conquista europea gli indigeni si cibavano delle sue carni, che erano pregiatissime. Era ritenuto il rappresentante del dio Xolotl (evidentemente di qui il nome), divinità che, secondo la concezione religiosa di quei popoli, aveva l’incarico di guidare le anime dei morti verso i luoghi della loro destinazione eterna. Nello stato di Colima, in tombe recentemente scoperte, sono state ritrovate effigi umoristiche in argilla levigata, raffiguranti cani molto simili all’attuale xoloitzcuintle

         WEST HIGHLND WHITE TERRIER

                    GRAN BRETAGNA

  Verso il 1600, Giacomo I d’Inghilterra scriveva a un nobile scozzese raccomandandogli di inviare in dono alla corte di Francia alcuni terrier dell’Argyll: già allora i terrier di quella contea di Scozia avevano fama d’essere tra i migliori. Per secoli vennero allevati con cura e selezionati per conservare due importanti qualità: grande coraggio e decisione nel gettarsi nelle tane. L’Argyllshire confina con la regione di origine del cairn, ed è probabile, anzi quasi certo, che il ceppo d’origine delle due razze sia identico. Afferma ciò anche il Fanfoni, avanzando alcune considerazioni, prima fra tutte l’identità morfologica delle razze; in secondo luogo, la disposizione del Kennel Club del 18 novembre 1924, in cui si proibisce l’accoppiamento fra cairn e west highland white, prima permesso e anzi largamente praticato; infine, la differenza sostanziale che oggi esiste fra le due razze nel colore, che nel west highland white dev’essere assolutamente bianco, mentre nel cairn non lo deve essere mai. Un riferimento ci viene dalla storia naturale di quella regione: nell’Argyllshire, formatisi per chissà quali  

            YORKSHIRE TERRIER

             DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

 

  E un vero cane fenomeno, una piccola meraviglia zootecnica. Figuratevi un semovente manicotto di serico pelo, a tinte sfumate d’oro, d’acciaio, di piombo. Questo bel cane minuscolo costituisce in Gran Bretagna, ove è molto diffuso, una delle più ricercate razze di lusso e di compagnia. Deriva dall’incrocio fra il black and tan, lo skye terrier e il dandie dinmont. Nella mescolanza sembra sia entrato an­che un cane tipicamente italiano, il maltese. Il nome, un tempo, era quello di terrier scozzese, mentre ora con tale nome si intende definire un’altra razza di mole assai più grande e di caratteristiche ben differenti. Fu poi chiamato terrier nano a pelo lungo. Da una sessantina d’anni a questa parte il nome usato è quello di terrier dello Yorkshire. Il primo allevamento fu curato dagli operai della regione mineraria della contea di York. Veramente l’intenzione era di ottenere un piccolo cane per la caccia sotterranea: qualità questa che, abbastanza accentuata in un i4mo tempo, si perdette poi quasi completamente. La nuova razza richiamò l’attenzione degli allevatori provetti che, mediante un’accurata selezione, ottennero ben presto esemplari di grande distinzione. Anche al di là della Manica gli ammiratori non tardarono, e in molti paesi d’Europa, così come in America, il piccolo yorkshire trovò numerosi salotti che lo accolsero, minuscolo amico della casa e della padrona.

Stiamo lavorando per pubblicare in rete altre cento razze.

 

                                  

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