CANI ITALIA        
 Pagina razze N°2

 

 

 

 

 TORNA INDIETRO           BlCHON AVANESE

                     DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

Questo piccolo cane non è molto diffuso, e sulle origini poco si sa. Sembra che molti anni fa alcuni contadini emiliani portassero in Argentina dei cani bolognesi che, incrociati con un piccolo barbone, formarono un nuovo tipo di bichon: pervenuto a Cuba, questo assunse il nome di avanese. I soggetti europei sarebbero pertanto prodotti di reimportazione. L’ipotesi affacciata dal Dechambre è diversa: l’avanese proverrebbe dal maltese portato alle Antille dagli Spagnoli. Viene chiamato, in alcuni paesi, ‘cane di seta dell’Avana’.

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                 BILLY

  FRANCIA

  E detto anche cane di Montaimboeuf, céris, race de Billy; sulla sua origine non sappiamo molto più di quanto scrisse Hublot du Rivault, che ne fu il creatore: « ... fu ottenuto da tre razze abbastanza differenti ma in qualche modo imparentate: 1)   i céris, graziosi cani di piccola statura, bianchi macchiati di arancio vivo, di taglia dai 57 ai 60 cm; elegantissimi e distinti, cacciavano soprattutto la lepre e il lupo; 2) i montaimboeuf, grandi e bei soggetti, assai carenati, con molto osso e molto muscolo, livrea bianca e arancio pallido a grandi macchie, e col mantello dello stesso colore: avevano invero una nobile prestanza; velocissimi, sbrigativi, grandi cacciatori e notevoli per la dote del ‘cambio’, non volevano inseguire se non gli animali che dovevano attaccare; 3) i meravigliosi cani dell’alto Poitou, i Iarrye, creati verso il 1808 da Emile de Mauvisse conte di Villars; di tutte le razze francesi è stata questa la più stupefacente. Ecco dunque le tre correnti di sangue che, riunite e fuse in una sola mediante ripetuti e laboriosi incroci, mi hanno permesso di costituire la razza dei billy”. Ancor oggi il billy è un segugio di qualità eccezionali, di olfatto finissimo, lavoratore deciso; astuto e destro in macchia, avvicina bene il selvatico. Possiede voce lunga, leggera e bene intonata. Alquanto sensibile ai freddi intensi, quando non caccia è piuttosto litigioso con i suoi simili,

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         BLACK  AND  TAN COONHOUND

STATI UNITI

Discendente dall’antico talbot, e quindi dal bloodhound e dal foxhound, la razza black and tan coonhound (o segugio da procione nero focato) è stata selezionata e poi fissata negli Stati Uniti da cacciatori che ambivano disporre di un segugio particolarmente adatto alla caccia di procioni e opossum. Non ancora riconosciuto dalla F.C.I., lo standard della razza è stato omologato nel 1945 dall’American Kennel Club.

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                 BOBTAIL

   Old English sheepdog GRAN BRETAGNA

Il bobtail deve il suo nome alla coda corta, tipica della razza. In Italia, come in taluni altri paesi non di lingua inglese, viene chiamato cane da pastore inglese antico. E che la razza sia antica è un fatto assodato, sebbene oggi, come cane da pastore, sia più diffuso nel Nuovo Continente che non in quello Vecchio, dove sovente (e anche in Italia) trova maggior popolarità come cane di lusso e di compagnia. L’assenza pressoché totale della coda, la particolarissima voce, l’incedere un poco dondolante da orso, la grande affettuosità e l’intelligenza spiegano l’ammirazione che sa riscuotere anche negli ambienti eleganti. E comunque come esperto collaboratore dei pastori che questa vecchia razza inglese ha per secoli riscosso stima e fiducia. Non è agevole fissare le origini di questo simpaticissimo cane. Presenta diverse analogie col russo owtchar, di cui non si hanno notizie certe, ma del quale diversi esemplari giunsero in Inghilterra su bastimenti provenienti dal Baltico. E assomiglia moltissimo anche al francese briard, e quindi al nostro bergamasco. In Inghilterra c’è chi riconosce tra gli antenati del bobtail addirittura il barbone e il deerhound. La razza ottenne la fissità degli attuali caratteri circa un secolo fa, diffondendosi successivamente nel Sud dell’Inghilterra, e a Settentrione cioè in Scozia , originando si presume il bearded collie. Diversamente da quanto succede per la razza scozzese, una antica tradizione voleva che al bobtail venga amputata la coda: si dice che all’origine di questa consuetudine fosse la necessità di distinguere i cani da lavoro, esenti da tasse, da quelli di lusso, per i quali le tasse dovevano invece essere versate. Oggi non sono pochi i bobtail che nascono già con la coda corta, segno che le mutilazioni, protrattesi per generazioni, hanno ormai inciso sui caratteri ereditari della razza.

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              BOLOGNESE

              ITALIA

Parente prossimo del maltese, è probabile che discenda da esso. Altri pareri non si hanno in proposito, poiché la letteratura italiana e ancor più quella straniera sono scarse di notizie attorno a questo grazioso cane di lusso. E comunque fuor di dubbio che la sua terra di origine sia l’Italia, e precisamente la città di Bologna, che gli ha dato il nome. Si tratta in ogni caso di origini lontane: già nell’XI e nel XII secolo era ritenuto assai prezioso per la sua grazia e la sua bellezza. Nel 1668, Cosimo de’ Medici inviò nel Belgio otto piccoli cani bolognesi e incaricò il colonnello Alamanni di offrirli a suo nome a qualche notabile di Bruxelles. Il che, ancora una volta, viene a confermare quanto valore ebbe il bolognese, che nei tempi passati costituiva un regalo raffinato, ricercato, e molto in voga nell’ambiente diplomatico. Quadri celebri ritraggono cani dalle sembianze ben simili al bolognese attuale, con la differenza che il colore era un tempo quasi sempre bianco e nero, mentre oggi è prescritto rigorosamente il mantello bianco.

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           BOULEDOGUE FRANCESE

FRANCIA

 

Le origini del bouledogue rimangono incerte. Secondo il cinologo N. M. Martin si tratterebbe di una razza francese, otte­nuta attraverso incroci, impiegando cani di una varietà poco nota ma diffusa in taluni sobborghi di Parigi, e riproduttori importati dal Belgio. Attraverso l’accurata selezione si sarebbero potuti ottenere, col tempo, soggetti tali da consentire di fissare la razza Il bouledogue altro non sarebbe dunque che un’antica razza che trova in Francia la sua origine, benché solo da un centinaio d’anni esista nelle sue fonne attuali. Durante lo scorso secolo non v’era facchino, cocchiere o macellaio dei bassi quartieri parigini che non possedesse un suo dogue’. Nelle ‘places du combat’ il passatempo favorito di quella gente consisteva nel ar combatLerc I propri cani, l’uno contro l’altro, in sanguinosi tornei. Secondo vari autori inglesi, invece, il bouledogue discenderebbe dal bulldog, la tipica razza britannica. Tale ipotesi, che spiegherebbe anche il perché del termine ‘bouledogue’, cne altro non è che la francesizzazione del nome ‘bulldog’ viene così concepita: nell’allevamento dei bulldog praticato oltre Manica, capitavano molto spesso dei prodotti del tutto ‘nel tipo ma di dimensioni molto ridotte e di peso assai leggero (9-11 chilogrammi) chiamati ‘miniatura’ e che costituirono in seguito varietà separata. Questi piccoli bull venivano esportati soprattutto in Normandia. E qui, per scopi utilitari, sarebbe iniziato un particolare allevamento tendente ad ottenere una razza che, pur conservando molte caratteristiche del bulldog, sarebbe dovuta entrare in possesso delle speciali qualità che distinguono i ratiers’ (cari da topi), e ciò grazie all’immissione di sangue terrier. li Tron che fu un grande allevatore di bulldog inglesi e anche uno studioso di notevole valore in fatto dl bouledogue dissente dai Francesi e abbraccia la teoria inglese: sostiene, cioè, che il piccolo dogue non è autoctono della Francia, ma una derivazione del bulldog miniatura’, con l’apporto di varie razze le quali avrebbero consentito le sostanziali modifiche fisiche e anche psichiche che differenziano notevolmente i due tipi.

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          BORZOI

                 Levriero russo

    DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

Il  borzoi ha, come tutti i levrieri, origini antichissime. Un tempo veniva impiegato, in Russia, esclusivamente per la difesa contro i lupi che ne infestavano le più desolate regioni; in seguito, per iniziativa di grandi signori e di regnanti, la caccia al lupo assunse il ruolo di divertimento emozionante e di grandiose proporzioni. i Il borzoi pervenne nei vari paesi dell’Europa occidentale _piuttosto tardi e il suo allevamento cominciò ad espandersi soltanto dopo il 1860. La regina Vittoria venne in possesso di o dei primi esemplari, che suscitò molto interesse. Allevamentì importanti si ebbero poi in Francia, in Olanda, nel Belgio, in Germania, ecc. In Inghilterra la produzione fu subito rilevante, ma, soprattutto per le difficoltà di importazione, si giunse. in modo graduale alla creazione di un tipo locale, molto àffinato e che, seppure interessante, si staccò notevolmente dal classico levriero russo originario.

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          BOSTON TERRIER

    DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

E quasi certo che alla sua formazione abbiano contribuito tre razze europee: il bulldog, il bull terrier e probabilmente anche il boxer.

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   BOXER

GERMANiA

Non si tratta di una razza antica: se l’allevamento vero e proprio data dalla fine del secolo scorso, la sua apparizione risale alla metà dello stesso secolo, epoca in cui un gruppo di cinofili bavaresi cercò di ottenere dall’incrocio tra un tipo di cani noti col nome di bullenbeisser e il bulldog inglese, e da appropriata selezione, una nuova razza dalle caratteristiche anatomiche eleganti ed omogenee, non disgiunte da coraggio, equilibrio, intelligenza e potenza. E in un tempo piuttosto breve si ebbero esiti molto soddisfacenti. L’antenato, il bullenbeisser (morditore di tori), era un cane battagliero e aggressivo, diffusamente impiegato in Germania e in Olanda per la caccia al cinghiale, al cervo e persino all’orso; in un secondo tempo venne adibito alla guardia delle greggi e più ancora come bovaro. Traeva a sua volta le origini da quei cani medioevali tedeschi detti saupacker (acchiappa scrofe) o cani da presa per orsi e tori, discendenti da mastini pervenuti in Germania attraverso l’Inghilterra, e la cui forma fossile si ravviserebbe nel Canis jamiliaris decu­manus. Gli esordi del boxer come cane da esposizione avvennero nella città bavarese di Monaco. Dall’Inghilterra la gran moda di allevare cani si era estesa nel Continente, e gli astuti Bavaresi  come scrive Rowland Johns in Our Friend the Boxer pensarono di poter conseguire un buon successo con il loro cane se fossero riusciti a migliorarlo mediante un incrocio. Sa­pevano tutto del bulldog inglese, anche che era stato esonerato nel 1835 in Gran Bretagna dal compito di combattere orsi e tori, e decisero di introdurfe alcune delle sue caratteristiche nel cane che stavano selezionando (il bulldog era allora assai assomigliante al moderno terrier inglese, però molto più pesante). Il   primo concreto segno di un effettivo progresso fu otte­nuto nel 1890, quando un boxer di Monaco venne accoppiato a un bulldog a strisce bianche. Da quell’incrocio derivarono esemplari dal mento fortemente sviluppato, dall’orecchio posto in alto e dall’ossatura più forte. Seguì poi l’accoppiamento fra cani non consanguinei per eliminare l’eccesso di colore bianco e ottenere le tonalità desiderate (cioè tigrato e fulvo), per cercare di ridurre la pesantezza e per ottenere una sagoma agile. Va notato che il bullenbeisser era già un cane di colore fulvo o tigrato, ma poco elegante, di costruzione robustissima e massiccia, con grande testa e dentatura invero notevole. Scrive Rowland Johns:  nel 1894 il prodotto migliorato trovò sostenitori convinti in Roberth, Kònig e Hopner, i cui sforzi per rendere popolare la razza non ebbero successo immediato, poiché all’esposizione dei san Bernardo, tenuta a Monaco nel 1895, vi fu una sola iscrizione nella categoria, quella di un cane di nome Flocki, figlio di Tom e di Alt Scheckin. Fu un esordio modesto, ma ben presto la razza conquistò, proprio per merito di Flocki, il favore degli esperti, tanto che nel 1896 venne fondato il primo Boxer Club. Tre mesi dopo si tenne un’esposizione riservata soltanto ai boxer, con Kònig in veste di giudice, e si fece rilevare la necessità di eliminare tutte quelle caratteristiche del bulldog che avrebbero potuto svalorizzare il boxer ideale, ben chiaro nella mente di quei pionieri: essi volevano eliminare il bianco e stabilizzare il fulvo e il tigrato, pur non facendo obiezioni al torace e alle zampe bianchi. Conservarono anche alcune caratteristiche del bulldog, come la mandibola prognata, il salto frontonasale detto stop, e l’incavo basso nel muso solitamente piatto: caratteristiche che sono state tramandate fino ad oggi tali e quali in tutti i buoni esemplari”. Il primo soggetto venne dunque presentato alla mostra canina di Monaco di Baviera nel 1895. Suscitò molta curiosità e anche molta considerazione. L’allevamento si sviluppò, raggiungendo elevate cifre di produzione.

 TORNA INDIETRO              BRACCO D’ARIEGE

Braque d’A riège

FRANCIA

Proveniente quasi sicuramente dall’Ariege, nel Sud della Francia, ricorda da vicino i famosi ‘cani bianchi del re. Il  tipo primitivo è stato modificato, da una settantina d’anni in qua, mediante l’incrocio con il bracco di san Germano.

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           BRACCO BLU D’ALVERNIA

               Braque d’A uvergne

                          FRANCIA

Secondo taluni cinofili, sembra che si tratti di razza autoctona, o comunque ottenuta, mediante tutta una serie di opportuni incroci, dal bracco francese di vecchio tipo. Secondo altri, invece, si tratterebbe piuttosto di una razza importata: la loro opinione & che questo bracco sia stato introdotto in Alvernia da alcuni cavalieri di Malta al loro ritorno in patria nel 1798, anno in cui Napoleone, dopo aver occupato l’isola, decretò lo scioglimento dell’Ordine.

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         BRACCO DEL BORBONESE

            Braque di-i Bourbonnais

                          FRANCIA

 Il  bracco del Borbonese nasce quasi sempre codimozzo; einfatti chiamato anche, a causa di questa sua singolare particolarità, ‘braque courte queue.

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           BRACCO DUPUY

                     Braque dupuy

                         FRANCIA

Sembra che, agli inizi del XIX secolo, un cacciatore del Poitou, Pierre Dupuy, possedesse una magnifica bracca a nome Leda, di colore bianco e marrone; in seguito nasce la razza, sarebbe nato il primo dupuy. Taluni opinano, invece, che il bracco dupuy sia il risultato di un incrocio tra una bellissima bracca del Poitou e un levriero. Molti esperti non sono tuttavia d’accordo con questa teoria: perché, infatti, si sarebbe ricorsi a un levriero, il cui sangue avrebbe potuto influire negativamente sul finissimo olfatto? Paul Megnin afferma peraltro che la razza è una delle più antiche forme di bracchi francesi, di cui solo qualche esemplare si salvò durante la Rivoluzione per merito di un guardacaccia dell’abbazia di Argensols, di nome appunto Dupuy.

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         BRACCO FRANCESE

                   Braque Iran gais

FRANCIA

  Tutte le diverse razze dei bracchi francesi provengono da un medesimo ceppo: dal vecchio bracco detto, appunto, francese. I cinofihi d’Oltralpe sono per la massima parte concordi nell’affermare che l’antico cane da ferma, che ha dato vita ai bracchi di St.-Germain, d’Ariege, del Borbonese, dupuy e d’Alvernia, sia autoctono del Sud-Ovest della Francia. Per asserzione di emeriti naturalisti, il centro di formazione dei cani da ferma a pelo corto (bracchi) sarebbe stata la penisola italiana, dove il cane da corsa (segugio) avrebbe avuto modo di incon­trarsi con il molosso. Dall’Italia, il cane da ferma a pelo raso si propagò in molti paesi, e tra questi anche in Francia. Mentre vi è chi sostiene che il vecchio bracco francese provenga dal bracco spagnolo (il che non cambierebbe nulla circa l’origine primitiva dei bracchi), non, manca chi asserisce che gli Spagnoli presero i loro cani in Francia, pur essendo assai più probabile che in Spagna siano pervenuti direttamente dall’Italia. L’Inghilterra s’interessò assai presto dell’antico cane francese, e proprio da quest’ultimo ebbe origine la moderna forma del pointer inglese, forma probabilmente plasmata in Francia e perfezionata in Inghilterra. L’antico bracco francese, peraltro, incrociato con il bracco da quaglie, avrebbe originato anche la vecchia forma del setter.

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            BRACCO ITALIAN

ITALIA

Del cane da ferma genericamente inteso troviamo menzione in documenti antichissimi, e questo ci dice come le sue origini siano assai remote. Le raffigurazioni egizie lo mostrano come un cane piuttosto snello, un poco simile al levriero, con orecchi pendenti e la coda portata nel caratteristico modo degli attuali cani da ferma; assai probabilmente, questa antica tipologia del cane da ferma sarebbe derivata dall’incrocio tra il cane da corsa (segugio) e il mastino assiro. Il cane da ferma dovette svilupparsi specialmente in Italia, dove si incontrano frequentemente, nell’antichità, sia il cane da corsa sia il molosso. Infatti, non è ben chiaro se il cane da ferma egiziano sia stato trasportato in Europa, dove poi si sarebbe diffuso; più pro­babilmente, si formò in Europa sempre mediante incroci tra segugi e molossi provenienti dal mastino asiatico. L’ipotesi della formazione europea dei nostri cani da ferma è certamente la più attendibile. E poi parere di molti cinofoli che quello italiano sia tra i cani da ferma più antichi, se non addirittura  com’è proba­bile  il progenitore di tutti quelli di origine europea. Attualmente, i bracchi italiani vengono suddivisi, dagli enti cinofili, in due distinte varietà: la bianco arancio e la roano marrone. Delle due, la più antica risulterebbe la bianco arancio, ma ciò non toglie che anche il bracco italiano color roano marrone sia soggetto di grande classe, e che nulla ha da invidiare al bianco arancio. Tanto più che anche i dati somatici sono identici. Taluni propendono a credere che il bracco bianco arancio sia originario del Piemonte, e il roano della Lombardia: ambedue, tuttavia, proverrebbero dallo stesso ceppo; altri invece opinano che il roano sia frutto di incroci tra il nostro bracco bianco arancio, importato in Germania e in Austria, e il segugio di sant’Uberto nero focato.

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 BULLDOG

                      GRAN BRETAGNA

Adattato alla lotta dall’uomo, il bulldog può definirsi bellissimo nella sua bruttezza; è infatti il risultato di lunghi processi selettivi, i quali permisero di ottenere una razza che ha per principali caratteristiche delle spiccate anomalie. Ma per quanto abbia un aspetto burbero e per nulla docile, il bulldog è un cane fra i più tranquilli e pacifici: fedelissimo, pulito, intelligente, molto robusto, sfoggia le sue doti di combattente solo se palesemente aggredito. Il termine ‘bulldog’ è una parola inglese composta delle due ~toro’ e ‘cane, e deriverebbe dal fatto che, intorno alla metà del XVIII secolo, questo cane veniva fatto combattere nelle arene contro i tori. Quanto alle origini della razza, esse risalirebbero all’antico mastino di sangue asiatico che, stabilitosi in Inghilterra, divenne quel pugnax Britanniae che i Romani si portarono in patria per i combattimenti contro i loro pugnaces, cioè i molossi di allevamento greco. A parte queste sue remote origini, il bulldog quale noi lo conosciamo è di formazione indiscutibilmente inglese. I numerosi documenti rinvenuti in Gran Bretagna testimoniano dell’antica presenza, in quelle contrade, di un cane assai simile all’odierno bulldog, il cui compito principale era di dar spettacolo combattendo. Scrive il Trona proposito di questi crudeli duelli: ... ogni città, ogni villaggio aveva il proprio ‘ring’ (ci riferiamo a un periodo che va dal XIII al XVIII secolo); gli spettacoli erano frequenti, ordinati da programmi pubblicati in anticipo. I cani destinati alla lotta contro i tori venivano accuratamente selezionati; non che si cercasse bellezza e simmetria di forme, bensì il coraggio senza limiti, l’istinto all’attacco e l’estre ma ferocia. Attraversò l’accurata selezione si ottenne un cane talmente sanguinano da non sentirsi frenato dal dolore”. Fu verso la fine del secolo scorso che sorse un movimento di rivolta contro questo genere di combattimenti, e si riuscì a far passare al parlamento inglese una legge che li vietava. Da allora la razza conobbe momenti di oscurità, ma la sua caratteristica bellezza finì col riaffermarsi; i selezionatori die­dero impulso alle qualità intellettive, eliminando la ferocia e accentuando le doti di fedeltà. E oggi il bulldog è tra i cani più affettuosi, amante soprattutto dei bambini.

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BULLMASTIFF

                        GRAN BRETAGNA

Al fine di ottenere quanto più si possa desiderare da un cane da guardia, gli allevatori britannici a un certo punto decisero di aggiungere alle doti, del resto eccellenti, del mastino inglese, le peculiarità di altre razze di grande mole. Gli esperimenti furono molteplici: incroci bulldog mastino alano, bulldog mastino wolfhound, bulldog mastino alano wolf hound; i risultati, però, non soddisfecero, sinche 8. 8. Moseley   considerato il vero creatore del bullmastiff  non ottenne la fissazione dei caratteri della nuova razza ricorrendo soltanto al bulldog e al mastino inglese. Riconosciuto ufficialmente nel 1924, oggi il bullmastiff, amico fedele e sicuro, docilissimo con i bambini, è guardiano ovunque apprezzato.

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BULL TERRIER

                     GRAN BRETAGNA

In passato gli Inglesi furono degli entusiasti spettatori delle lotte tra cani e tori, e anzi crearono il bulldog proprio per questo scopo. Si accorsero però che esso, bravissimo nel corpo a corpo, mancava di agilità, e pensarono allora di creare una nuova razza che, conservando la potenza e la ferocia del bulldog, avesse doti di snellezza e rapidità. Al bulldog accoppiarono l’antico terrier inglese bianco, allora assai diffuso nell’isola. I primi bull terrier riuscirono massicci, e abbastanza diseguali tra di loro; ma ciò non importava agli allevatori, che volevano soprattutto cani capaci di dar vita a combattimenti il più possibile cruenti. E quando le leggi proibirono le lotte tra cani e tori, ecco che si pensò di far combattere cani contro cani, e finché anche questa discutibile forma di divertimento non cessò, fu il bull terrier a esserne protagonista. Secondo il capitano Browìiqgrande studioso di questa razza, i caratteri del bull terrier vennero fissati circa un secolo addietro; e il passaggio dal bull terrier d’allora a quello odierno non fu graduale, com’è normale, ma repentino: fenomeno, questo, che non trova riscontro in nessun’altra razza canina. L’improvviso mutamento nelle caratteristiche del bull terrier va attribuito a un noto allevatore, James Hinks, il quale aveva ingentilito il vecchio tipo incrociandolo con dalmati e terrier inglesi bianchi; in seguito a un combattimento tra cani rimasto celebre, poté provare come il suo più ‘raffinato’ campione fosse anche imbattibile come lottatore. Il successo e la diffusione del bull terrier di tipo Hinks furono immediati e totali. adibita alla caccia ai topi; poi gli allevatori la ingentilirono Scomparsa l’usanza dei combattimenti, la razza venne  ulteriormente, modificandone soprattutto il carattere istintivamente bellicoso. Alla fine del XIX secolo il bull terrier era già un bravo guiardiano, fedele, educato, tanto che l’appellativo di ‘gladiatore’ fu sostituito da quello di ‘cane gentiluomo’.

                                   

                                         

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