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PASTORE
TEDESCO
Deutscher
Schdjerhund
GERMANIA
Razza
che forse come nessun’altra ha saputo conquistarsi, ovunque, una
straordinaria popolarità, il pastore tedesco, con
apriamo la lunga serie dei cani impiegati originariamente pastorizia, ci
offre subito un esempio, forse il più apparicente, di come le loro qualità
eccezionali abbiano sovente indotto l’uomo a impiegarli anche in altre
attività, le più diverse. Plasmato per la pastorizia, oggi il ‘cane lupo
come tutti, e non solo in Italia, familiarmente lo chiamiamo è
divenuto il poliziotto per antonomasia, superbo cane da guardia e di
protezione, ottimo ausiliario nella lotta al contrabbando, efficace per il
soccorso ai feriti, cane staffetta in guerra, fedele e gentile guida di
ciechi, insuperabile compagno sempre.
Vanto dell’allevamento germanico, ma ormai diffuso in ogni continente, il
pastore tedesco noto altresì con i nomi di ‘alsaziano’ e
‘pastore di Alsazia discenderebbe da lupi incrociatisi in tempi
anche relativamente recenti con cani domestici.
Probabilmente con maggior ragione, altri sostengono invece che il pastore
tedesco sia un prodotto autoctono del Wurttemberg e della Turingia, regioni
in cui, da tempi immemorabili, i suoi antenati svolgevano compiti di guardia
agli armenti. Secondo i fautori di questa tesi, le origini andrebbero
pertanto ricercate nel cane dell’èra del bronzo, vissuto da sei a
settemila anni a.C., che il naturalista Jaitteles chiamò Canis
jamiliaris matris optimae, e che, originario dell’Asia, si diffuse
successivamente in Europa. I reperti che se ne posseggono, nonché lo studio
di forme selvatiche sopravvissute ai secoli (nell’odierno lupo indiano si
ravvisa un discendente diretto dell’antichissimo cane del bronzo) hanno
permesso di accertare, nei rappresentanti del gruppo facente capo a esso,
una limitata proclività alla variazione, e una comune aderenza alla forma
dei canidi selvatici. Anche nel pastore tedesco la struttura fisica ha
conservato numerose caratteristiche dell’antico capostipite, com’è
dimostrato, per esempio, dal confronto di reperti craniali.
La storia di questa razza si fa comunque più sicura a mano a mano che ci si
approssima all’epoca moderna. La presenza, in Germania, di cani da gregge
dotati di mantello chiaro èdocumentata già nel VII secolo d.C.; ma intorno
al 1600 il mantello chiaro è proscritto, forse perché nel frattempo la
funzione di quei cani mutò.
In ogni modo, proprio partendo da esemplari di questi antichi cani tedeschi,
nel 1895 ha inizio la selezione che condurrà, nel volgere di pochi anni,
alla fissazione dei caratteri di una vera e propria razza da pastore
tedesca, principalmente a opera dell’appassionato cinofilo Von Stephaniz,
col quale collaborarono allevatori tedeschi di grande competenza. La zona di
allevamento comprendeva il Wùrttemberg e le regioni dell’Assia, della
Turingia e della Baviera. Sempre in quegli anni venne fondato il ‘Verein fùr
Deutscher Schàferhund’, l’associazione che dette impulso
all’allevamento e al perfezionamento della razza, imponendola poi
all’attenzione degli allevatori e dei cinofili di tutto il mondo.
Con il trascorrere degli anni, al miglioramento delle caratteristiche
fisiche si è accompagnata una notevole diversificazione d’impiego di
questo cane: il carattere (in modo particolare la sua facoltà di attenzione
e le sue doti di fedeltà e di coraggio), la grande robustezza fisica e
l’acutezza dei sensi hanno reso il pastore tedesco capace di assolvere i
compiti più vari, come si è già accennato, pur continuando, per atavico
istinto, a essere un eccellente cane da gregge, segnalandosi quale
conduttore vigile e difensore strenuo degli animali che gli vengono
affidati dall’uomo.
Oggi in Germania la società dello Schàferhund (letteralmente: ‘cane da
pastore) conta 150.000 aderenti, mentre il libro di
origini della razza registra un totale di iscrizioni che si aggira sul
milione e mezzo di esemplari. Anche in Italia ove esiste un’associazione
specializzata, la ‘Società Amatori Schiiferhund’ il numero dei pastori
tedeschi è notevole, e si hanno sovente soggetti di eccezionale qualità.
Ogni anno in Germania vengono organizzate speciali esposizioni dedicate a
questa razza, e a esse intervengono migliaia di soggetti, dotati tutti di
regolare brevetto rilasciato dopo speciali corsi di addestramento.
Rivestono, infatti, considerevole importanza, nel pastore tedesco, le qualità
intellettive; talché un cane di bell’aspetto, ma codardo od ottuso, avrà
sempre minor pregio di un soggetto meno bello esteriormente, ma dotato di
quel temperamento che gli permetta di meglio assolvere il lavoro che gli è
affidato.
Per questo motivo, la razza viene sottoposta a prove ufficiali di difesa e
di pista (le vedremo descritte nel capitolo dedicato alla Cinofilia
ufficiale) che consentono di giungere, per ciascun soggetto, a una precisa
valutazione del coraggio, del temperamento e delle attitudini ad
apprendere quelle nozioni grazie alle quali può rendersi utile all’uomo.
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PASTORI BELGI
Chiens de berger belges
BELGIO
Verso
la fine del secolo scorso, in Belgio, la situazione delle razze da pastore
si presentava confusa: dilagavano cani di ogni tipo e taglia, di incerte
origini, sovente mediocri come conduttori di greggi nonché pericolosi per
il viandante. In un paese com’è appunto il Belgio, in cui è viva in
tutti i ceti la passione per la selezione e il miglioramento delle razze
di animali domestici, la scarsa attenzione prestata ai cani da pastore
era paradossale.
Ma i cinofili si mossero con decisione: guidati dal Reu della Scuola
veterinaria di Cureghem riuscirono a raggruppare in poche razze e
varietà quei cani che, più degli altri, avevano conservato i caratteri
considerati fondamentali e le qualità necessarie perché potessero
effettivamente coadiuvare l’uomo nell’esercizio della pastorizia. Si
giunse così a fissare un gruppo di razze belghe da pastore (groenendael,
malinois, tervueren, laekenois), e di alcune loro varietà.
Per l’attraente linea estetica, il lucido mantello lungo, folto e nero
il groenendael può oggi competere con i migliori cani di lusso e da
compagnia. Si ripropone, per questa razza, quanto è accaduto a molti cani
da pastore: l’intelligenza, le qualità intellettive e fisiche ne hanno
promosso l’utilizzazione in settori anche diversi da quello originario;
così, questo pasto
re coraggioso, affettuoso e vigile si è rivelato ottimo per
la difesa e la guardia, ed è stato vantaggiosamente impiegato come
ausiliario nelle azioni di polizia e di guerra. Tra le razze da pastore
belghe, è la più diffusa. Creata da Nicolas Rose, proprietario del
castello di Groenendael, a sud di Bruxelles, originò con
l’accoppiamento tra Petite, una femmina nera dotata di macchia bianca al
petto, e il maschio Piccard d’Uccle un esemplare acquistato direttamente
presso un proprietario di greggi che aveva caratteristiche fisiche
analoghe a quelle di Petite. In un primo tempo si pensò di dare alla
razza il nome ‘Rose’, in omaggio all’allevatore, ma attribuire tale
nome a un cane nero come il carbone parve un controsenso e si pensò
allora al luogo di origine, il castello di Groenendael.
Il tervueren, che si
differenzia dal groenendael soprattutto per il colore fulvo carbonato,
viene considerato più robusto, e molti allevatori lo utilizzano proprio
per rinforzare il sangue della razza affine. A parte ciò, si può dire
che possegga tutte le caratteristiche comuni agli altri pastori belgi.
Nelle regioni nordoccidentali del paese vive il malinois, cane rustico ma
non grossolano, robustissimo e perciò idoneo ai più diversi lavori. Più
piccolo del pastore tedesco, ne ripropone talune caratteristiche fisiche.
Di colore fulvo dorato e con un mantello lungo e ruvido, il laekenois
prende il nome dal castello reale di Laeken, dove la regina Maria
Enrichetta era solita recarsi allo scopo di osservare al lavoro questa
razza, che predilesse e potenziò notevolmente.
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