CANI ITALIA        

 

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           CANE DI SAN BERNARDO

St. Bertzhardshund

SVIZZERA

Colosso della specie canina, simbolo leggendario di forza e di abnegazione, il cane di san Bernardo raccoglie l’ammirazione incondizionata dell’uomo, che ne apprezza le straordinarie qualità estetiche, l’affettuosità, la fedeltà, l’intelligenza. La storia di questo celebre cane è legata a quella dell’Ospizio del San Bernardo, fondato poco prima dell’anno Mille dal giovane gentiluomo Bernardo di Mentone, allo scopo di accogliere i viandanti e i malcapitati sorpresi dalla tormenta e sepolti dalla neve. Alla morte di Bernardo, varie generazioni di monaci ne seguirono l’esempio; ma fu solo verso la metà del XVII secolo che i cenobiti del San Bernardo decisero di ricorrere, nella loro opera di soccorso, a cani capaci di affrontare le nevi e i disagi delle alte Alpi. Stando ad alcuni autori, i monaci avrebbero essi stessi creato la razza, che prese poi il nome dall’Ospizio, incrociando cani da montagna dei Pirenei con alani tedeschi; ma questa ipotesi non appare avvalorata dalle notizie che si è riusciti a raccogliere. Infatti, tutto lascia supporre che il san Bernardo risalga invece al mastino del Tibet, sulla diffusione del quale scrive il Keller: “Dall’altipiano del Tibet, l’animale addomesticato si diffuse nel Nepal, nell’India e contemporaneamente in Cina. La cultura assiro babilonese lo conobbe per tempo. Sembra che l’Egitto dei faraoni non lo conoscesse, mentre è presente all’epoca di Alessandro; ed è proprio dopo l’esodo di Alessandro dall’India che fa il suo ingresso in Grecia come dono del re Poro. Inizia così sul suolo greco l’allevamento del molosso, che più tardi continua fra i popoli di Roma. Colonizzatori romani trasportano il molosso in Svizzera, attraverso le Alpi, e così pure verso altre località dell’Europa centrale e occidentale”. E che i Romani, fondatori in Svizzera di importanti colonie, si siano portati ap­presso i loro molossi, lo dicono numerosi reperti dell’epoca. Il grande cane romano costituì dunque il materiale di ori­gine di un molosso svizzero: con il trascorrere del tempo, gli esemplari allevati sulle Alpi subirono mutamenti graduali, sinchè non si giunse a una varietà a sé stante. Verso il 1820 la razza rasentò l’estinzione, né la sua ricostituzione si presentò facile. Un po’ per questo, e un po’ perché i monaci si preoccuparono più della robustezza dei soggetti che delle qualità estetiche, non tutti i cani dell’Ospizio riuscirono diremmo oggi  ‘da esposizione. Furono gli amatori che mantennero pura la razza e curarono l’allevamento esclusivamente dal punto di vista dei valori estetici, e i loro sforzi al riguardo furono coronati dal miglior successo. Da moltissimo tempo si hanno due tipi di san Bernardo: il    soggetto a pelo lungo e quello a pelo corto. I monaci dell’Ospizio curano maggiormente la produzione dei soggetti a pelo corto, e con buon motivo: il pelo lungo offre migliore presa alla neve, che, posandovisi, si trasforma in durissimi e pesanti ghiaccioli, tali  a volte  da rendere impossibili i movimenti alla povera bestia: è successo che qualche esemplare sia deceduto imprigionato nella morsa di ghiaccio. Ovviamente, i moderni mezzi di comunicazione e le odierne reti stradali permettono ai viaggiatori di superare i passi alpini con tutta comodità, e quindi l’originaria funzione del san Bernardo è venuta meno. Ciò nonostante, questo cane ha ancora modo di dimostrarsi utile all’uomo: infatti, i monaci dell’antico Ospizio lo impiegano come cane da valanga, e di nuovo il san Bernardo ha modo di far perdurare la sua leggenda

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             CESKY TERRIER

                    terrier boemo

              CECOSLOVACCHIA

Gli allevatori cechi, allorché presero a incrociare varie razze terrier, intendevano ottenere un cane a gambe corte, molto agile e robusto, coraggioso, caparbio e al tempo stesso facile da addestrare. Il primo allevatore che riuscì nell’intento di fissare definitivamente questi caratteri in una nuova razza fu Franta Horak, di Klanovice. Sebbene gli allevatori cecoslovacchi lo abbiano provvisoriamente classificato tra i cani per la caccia in tana ai nocivi, gli intenditori lo considerano un ottimo cacciatore di topi, e quindi utile in casa, considerata anche la facilità con cui si adegua alla convivenza con altri animali domestici. In città ha in breve assunto il ruolo di cane da compagnia, sia per il piacevole aspetto sia per l’ottimo temperamento. E anche un bravissimo guardiano, fedele, particolarmente vigile con i bambini. Riconosciuta dalla F.C.I. nel 1963, la razza sta diffondendosi con notevole rapidità in numerosi paesi dell’Europa orientale e settentrionale.

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CAIRN TERRIER

                               GRAN BRETAGNA

Parrebbe assodato che il cairn costituisca la razza scozzese più antica, e forse la progenitrice stessa di tutte le altre, benché sia entrata a far parte della cinofilia ufficiale solo neI 1909. E comunque certo che esisteva già all’epoca di Maria Stuarda di Scozia e di suo figlio Giacomo VI. I cairn apparivano allora non più alti di venticinque centimetri: neri o color sabbia, erano scartati ove apparisse anche solo una macchia bianca, considerata sicuro segno di incrocio. Compito del cairn era di uccidere, nella tana, volpi e vari altri animali nocivi che trovavano rifugio nelle fenditure rocciose proprie della zona e che, in lingua celtica, erano dette cairn. Qualche modifica venne in seguito apportata al tipo originario del cairn terrier con l’intento di migliorarne l’estetica e goduto, ed ha tuttora, grande popolarità, tanto da essere,, tra quelle terrier, la più numerosa per quanto riguarda 1 iscrizione al Libro delle Origini inglese. E diffusissima anche negli Stati Uniti e in Canada. Cane da casa allegro, vivace, poco ingombrante, pur assolvendo ottimamente compiti di compagnia, rimane cacciatore da tana per eccellenza, grazie alle doti naturali mai sopite.

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            CANE DEI PIRENEI

                   Chieti des Pyrénées

                                 FRANCIA

  Va considerato un parente stretto dell’ungherese kuvasz e del maremmano abruzzese. Come indica il suo nome, si tratta di un cane diffuso nelle zone pirenaiche, specie in quella di Andorra, dove ancor oggi svolge le sue mansioni di fedelissimo custode delle greggi, che difende soprattutto dall’orso, assai pericoloso in quelle regioni. I pastori, che lo sanno cane da guida e conduttore di notevole perizia, lo impiegano sovente quando debbono fare attraversare alle pecore i passi nevosi di maggior difficoltà. Del resto, se bene addestrato, può essere un valentissimo cane da soccorso, apprezzato quanto il san Bernardo. Lo si è vantaggiosamente

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                 CARLINO

         DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

  Fra le non poche razze che godettero di grande considerazione e che oggi la moda ha messo in disparte, ma non del tutto dimenticato, vi è il carlino, che anche in Italia in passato fu assai diffuso. Secondo il Buffon, il carlino - che egli chiama anche ‘doghino’ - deriverebbe dall’alano e dal piccolo danese. Il Cornevin lo definisce una miniatura del dogue de Bordeaux. Il Reul opina trattarsi di un mastino ridotto alle minime proporzioni e modificato in certe caratteristiche, ed è forse questa l’ipotesi più attendibile. Pare infatti che le origini siano le stesse del mastino, ambedue provenienti, nonostante la differenza enorme di dimensioni, dal medesimo antichissimo ceppo asiatico. Accanto alle grosse forme vi sarebbero state, nell’antichità, delle forme nane, tali conservatesi: una di queste dovrebbe appunto essere il carlino, il quale possiede le caratteristiche del mastino, ma con segni di nanismo molto accentuati. Il nome di carlino venne usato per la prima volta in Francia. Per il buffo aspetto, curioso e arcigno a un tempo, dato dalle pieghe e dalla particolare pigmentazione della faccia, gli si attribuì, nel Settecento, il nome di un attore, celebre nella parte di Arlecchino, data la sua affinità con esso, per il viso rotondo, ridicolo, recante una maschera nera. In Germania, ove esistono vari esemplari (provenienti da importazioni dall’Olanda), è chiamato ‘mops, dal verbo ‘moppen, che significa ‘aspetto corrucciato. Gli Inglesi l’hanno battezzato ‘pug’ o ‘pugdog, cioè ‘cosa minuta, ‘cane minuto.

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         CESKY FOUSE

          cane da Jerma boemo a pelo ruvid

           CECOSLOVACCHIA

 

  SUbito dopo la prima guerra mondiale  e anche in conseguenza di essa il Eesk~? fousek quasi scomparve nella sua stessa terra natale. Ma grazie ai pochi esemplari conservatisi nel tipo, e all’infusione ben dosata di sangue di altri bracchi, venne rigenerato e ‘ammodernato, reso cioè più adatto alle attuali esigenze della caccia. La F.C.I. ne ha omologato lo standard nel 1963. Il tipo moderno si differenzia, talvolta notevolmente, da quello originario: ha acquistato velocità nella cerca, senza tuttavia perdere le antiche ed eccellenti qualità di cane per il bosco e per l’acqua. Come rendimento può stare alla pari con qualsiasi altro bracco, e lo ha dimostrato con numerose vittorie nelle più importanti gare di caccia che si svolgono in Cecoslovacchia. Oggigiorno l’allevamento è in grado di produrre numerosi esemplari di Eesk  fousek, ricercati e preferiti, nella loro nazione, a quei bracchi stranieri a pelo raso che sino a ieri avevano goduto di largo favore.

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          CHARPLANINATZ

                  JUGOSLAVIA

Diffuso nella romana Illiria, regione che costeggiava l’Adriatico, ha origini molto antiche, che risalgono a quei cani da pastore i quali, migrando da Oriente verso Occidente, si fermarono in varie località, divenendo razze autoctone in seguito alla fissazione di taluni caratteri dovuti a mutamenti per acclimatazione, o impressi talora dall’uomo mediante la selezione. La forza straordinaria e la dentatura particolarmente solida ne fanno un cane da pastore per eccellenza e un irriducibile avversario del lupo. Lo standard ufficiale di questa razza venne fissato ufficialmente intorno al 1930 dal Kinoloski Savez FNR Jugoslavija.

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                 CHIHUAHUA      

                    MASSICO                                                                                               -

L’America annovera poche razze canine autoctone, ma tra queste ve n’è una antichissima e celeberrima: il chihuahua. Nonostante le sue ridottissime dimensioni, il chihuahua è forte di natura, e caccia ottimamente i piccoli roditori. Non molti cani di piccola taglia possono paragonarsi al chihuahua. Classificato come cane da salotto e di lusso, possiede tutta la grazia scherzosa e la leggerezza del terrier. Come cane da guardia è sempre bene all’erta: si interessa sempre molto a quanto succede intorno; quando si sia guadagnata la sua fiducia è fedele fino alla morte. è forse la razza più piccola che esista: non sono rari gli esemplari adulti che pesino meno di un chilogrammo. Benché nativo del Messico, viene allevato con ottimi risultati anche in regioni americane e canadesi dal clima rigido.

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              CHOW CHOW

            DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

    Questa magnifica razza richiama sempre la più viva curiosità nelle mostre cinofile: il portamento estremamente nobile e fiero, la fisionomia leonina, l’indiscutibile bellezza conferita dalla perfetta costruzione anatomica e dal vistoso pelo dai colori poco comuni, destano immancabilmente l’ammirazione del pubblico. Ma chi conosce bene il chow chow sa che oltre a tali esteriori qualità ne possiede altre, che ne fanno un ottimo ausi­liare dell’uomo, adibito ai servizi più svariati, a seconda della necessità del padrone o del paese in cui vive: guardiano esemplare della casa, vigile custode del barcone o del battello, audace cacciatore di lupi e di selvaggina, instancabile e vigoroso cane da slitta, è assai importante all’economia delle regioni di origine, perché fornitore di una pelliccia pregiata anche in Europa. Né si può evitare di segnalare, purtroppo, come in molte zone dell’Asia questa razza venga allevata con scopi culinari, essendo considerata, la sua carne, addirittura una leccornia. Purtroppo, dicevamo, perché ben altri sono i meriti del chow chow, le cui sviluppate qualità intellettive meriterebbero, sempre, ben altre umane attenzioni.

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        CIRNECO DELL’ETNA

           ITALIA

Si potrebbe dedurre, dallo studio delle razze mediterranee, che il cirneco tragga origine dagli antichi levrieri, esattamente come il cane dei faraoni (attualmente localizzato nelle Baleari), col quale ha molti punti in comune, se si eccettuano le dimensioni. Dall’Asia in un primo tempo, e dall’Africa successivamente, i Fenici fecero dei levrieri oggetto di pregiato commercio, portandoli sulle coste della Grecia e del suo arcipelago, in Sicilia e in altre isole mediterranee. Oggigiorno non esiste, in Sicilia, un vero e proprio tipo di levriero, e ciò fa pensare che quegli stessi cani che i Fenici lasciarono sulle coste sicule si siano in seguito adattati, e poi modificati, negli attuali cirnechi, subendo un progressivo rimpicciolimento, dovuto probabilmente a scarsità di cibo, a mancanza di grandi spazi ove poter galoppare, e ai ripetuti incroci tra consanguinei. Sarebbe invece rimasta inalterata la caratteristica delle orecchie diritte, propria degli antichi levrieri. Il cirneco dell’Etna nella sua forma attuale è indubbiamente autoctono della Sicilia, ove si trova da tempi immemorabili: ne fa fede una quantità di reperti archeologici, quali pietre scolpite e antiche monete. Ad Adrano (ove ancor oggi la razza è molto diffusa), sin dall’età preistorica esisteva un tempio dedi cato a una divinità locale: lo custodivano dei cirnechi dotati, secondo Eliano (De natura animalium 11), di un istinto soprannaturale, grazie a cui aggredivano i sacrileghi e i ladri, mentre accoglievano festosamente i devoti. I cirnechi odierni sono gli unici cani che trovino impiego per la caccia sulle falde dell’Etna, la cui pietra lavica rende difficili la corsa e il movimento. Specialisti per la caccia al coniglio selvatico e alla lepre, cacciano altrettanto bene qualsiasi selvaggina ‘di penna fagiani, pernici, beccacce, stame, quaglie Lavorano lentamente, naso a terra, seguendo la traccia del selvatico con pazienza e attenzione. Assolutamente silenziosi, si fanno sentire solo quando scavano o inseguono da vicino.

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          COCKER AMERICANO

American cocker

STATI UNITI

Ottenuto negli Stati Uniti attraverso accurate selezioni condotte sul cocker spaniel inglese, quello americano se ne differenzia per alcune caratteristiche morfologiche quali la taglia, i colori del mantello, le orecchie, ecc. La popolarità raggiunta da questa razza è stata ed è notevolissima: affettuoso e fedele, il cocker americano è adattissimo alla vita in famiglia, per cui oggi, più ancora dello spaniel inglese, viene considerato il cane da compagnia per eccellenza. Sul terreno, tuttavia, si dimostra ottimo cacciatore, dotato di una cerca instancabile e meticolosa.

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             COCKER SPANIEL INGLESE

             English cocker spaniel

GRAN BRETAGNA

  Gli attuali spaniel  e vogliamo riferirci ai cani adibiti alla cerca e al riporto  provengono direttamente dalle isole britanniche, ma discendono da cani Epagneul che, importati in tempi remoti, hanno subito rilevanti modificazioni attraverso un’accurata e complessa selezione. In breve, gli Inglesi hanno impiegato il vecchio Epagneul o bracco da quaglie, proveniente dall’incrocio del cane della torba con il cane del bronzo, per creare vari tipi, ognuno dei quali risponde alle qualità richieste per una specifica destinazione, e fra questi i magnifici setter e i graziosissimi spaniel giocattolo. Spaniel celeberrimo è il cocker, il cui tipo moderno è originario del Galles o del Devonshire e si differenzia nettamente da quello primitivo, che rassomigliava alquanto all’attuale springer. Impiegato soprattutto per la beccaccia, con la quale rivaleggia vittoriosamente in scaltrezza, è bravissimo ausiliare del cacciatore; per la sua piccola mole si muove agevolmente nelle forre, tra i rovi e su ogni terreno che l  fitta vegetazione rende impraticabile ai cani da ferma. Dotato di ottimo fiuto, energico e infaticabile, scova la preda e la fa alzare tenendosi sempre a breve distanza dal padrone pronto a sparare; riporta la selvaggina, anche da notevoli distanze, con grande delicatezza, mai guastando carne o penne. Il  cinologo Villard, profondo conoscitore della razza, dice: “Non esiste cane più piacevole, più domestico, più affettuoso e vivace del cocker; la sua fine psicologia lo rende oltremodo interessante. In esso intelligenza, bontà e malizia sono ben fuse, e obbedisce non per servilità ma per comunione di idee con il padrone, del quale indovina tutte le intenzioni; la sua fedeltà è grande”. E anche un ottimo guardiano: dà avviso di ogni rumore sospetto, e all’occorrenza affronta con coraggio l’intruso.

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               DALMATA

Dalmatian

IUGOSLAVIA

  L’armoniosità delle linee, la simpatica vivacità e soprat­tutto il caratteristico mantello maculato ne fanno un’apprezzata razza di lusso, oltrechE un cane da compagnia che si distingue per le spiccate doti di fedeltà e di intelligenza. Il dalmata ha sempre dimostrato la tendenza a seguire il padrone, comunque egli si muovesse: in carrozza, a cavallo o in bicicletta; in Inghilterra, attorno al 1900, era di gran moda nell’ambiente signorile far seguire le eleganti carrozze da questi cani: infatti, veniva chiamato anche ‘coach dog, ovvero cane da carrozza. Più di recente, negli Stati Uniti, lo si vide sovente sulle rosse autopompe dei vigili del fuoco, dei quali divenne ufficialmente la ‘mascotte, tant’è vero che non c e sede di pompieri che non abbia il suo bel dalmata. Molti autori hanno scritto sulle origini di questo cane: pochissimi si sono trovati d’accordo. Il suo nome dovrebbe chiaramente indicano, ma così non è. La razza sembrerebbe antichissima, poiché fregi scoperti in Grecia e in Oriente, risalenti a età remote, riproducono cani del tutto eguali per linee e mantello al dalmata attuale. Alcuni lo vogliono proveniente dalla Danimarca, giustificando il nome, adottato in alcuni paesi, di piccolo danese. Certo è che ancor oggi in Danimarca è diffuso notevolmente. Il Buffon lo fa discendere dal dog, che, immigrato dall’Inghilterra in Danimarca e quindi trasportato nei paesi caldi, avrebbe dato origine al cane turco. E a queste si affiancano varie altre teorie, tutte diverse, tutte abbastanza plausibili, nes­suna certa, sebbene Angiola Denti di Pirajno, nota studiosa di questa razza, scriva: ... l’ipotesi che appare confortata da un certo numero di elementi di probabilità, è quella che indica l’Oriente come zona di origine del dalmata ...“. Un tempo il dalmata, dotato di notevole fiuto, veniva usato anche come cane da caccia. Sebbene abbai poco, va considerato un ottimo guardiano della casa.

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          DEUTSCHER JAGDTERRIER

                      GERMANIA

  Plasmata dai Tedeschi mediante evidenti incroci tra cani da tana britannici, questa razza segna un ritorno al vecchio tipo di terrier inglese a pelo ruvido. Entrato da poco a far parte della cinofilia ufficiale, sebbene non sia certo una razza recentissima, il terrier da caccia tedesco è un cane dal temperamento notevolmente aggressivo, tale da farlo ritenere da molti d’istinto malvagio; invece, a determinarne l’impetuoso atteggiamento è il temperamento vivace e combattivo, che gli consente, nonostante le ridotte dimensioni, di assalire la volpe o il cinghiale con la medesima disinvoltura con cui caccia nelle loro tane i piccoli nocivi. Esclusivamente cacciatore, non è certo da annoverarsi tra i terrier adatti anche alla compagnia; infatti, l’Associazione del deutscher  jagdterrier, dopo lunghi esperimenti, ha redatto speciali regolamenti per le prove di lavoro cui va sottoposta la razza, e consente la riproduzione solo a quegli esemplari che abbiano ottenuto buoni esiti nell’affrontarle.

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            DRAHTHAAR

Deutscher drahthaariger Vorstehhund

GERMANIA

 

  Sono trascorsi quasi sessant’anni da quando tre allevatori di pudelpointer uscirono dal club specializzato di questa razza, per dedicarsi alla creazione del drahthaar, cioè di un cane che rispondesse appieno alle esigenze della caccia esercitata sia dal cacciatore professionista sia da quello sportivo. Si voleva un cane di media taglia, di colore indeterminato, dotato di pelo fitto e rigido, di struttura fisica forte ed equilibrata, adatta alle funzioni di cane da caccia generico. Un cane robusto, perciò, ben conformato, provvisto di fiuto finissimo, di pronta intelligenza, di vivace temperamento e di portamento nobile. Per riassumere: l’autentico cane di utilità, al quale tutto si poteva chiedere, con l’assoluta certezza che sarebbe stato in grado di rispondere appieno alle esigenze del cacciatore. Fissata la razza, ebbero inizio le prime iscrizioni al Libro delle Origini del ‘Deutsch-Drahthaar, che non tardarono a per­venire numerose; negli anni appena precedenti l’ultimo con­flitto mondiale, le iscrizioni avevano raggiunto la rispettabile quota annua di circa 1200. Un criterio restrittivo nell’allevamento di questa razza è quello di non iscrivere più di sei soggetti di una stessa cucciolata, anche se ottenuta da genitori ambedue iscritti nel Libro delle Origini del drahthaar. L’allevatore viene così messo nella condizione di dover operare subito una prima selezione: metodo forse discutibile, ma che in definitiva arreca indubbi vantaggi agli effetti della stabilizzazione delle caratteristiche di un ceppo in particolare, e del tipo in generale

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                    ESQUIMESE

                            Eskirno

                              CANADA

  Tra il 600 e il 720 di latitudine, nella regione boreale che comprende Lapponia, Siberia, Kamciatka, Alaska, Groenlandia e Islanda, vivono in gran numero i valentissimi cani da slitta, immortalati da tanti racconti. Si diversificano in svariate razze, alcune delle quali sono state ufficialmente riconosciute dalla cinofihia internazionale.   Tra queste è l’esquimese, abilissimo nel traino, ma usato anche nella caccia all’orso. Può resistere, senza alcun riparo, sino a temperature di 600 700 sotto zero. Viene allevato nell’America settentrionale, e le sue origini risalgono ai cani introdotti dalle popolazioni esquimesi nella Siberia orientale e quindi nelle regioni settentrionali del Nuovo Continente.

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            EPAGNEUL BRETON

                            FRANCIA

  Meno veloce del setter, l’epagneul breton è, per contro, abile su tutti i terreni, in ogni stagione; la sua cerca è larga, attiva, rapida, da galoppatore, e il suo olfatto quanto mai sensibile. Si può definire il breton una razza autoctona della Bretagna, le cui origini risalgono all’antico ‘agasse’. Nel primo canto della sua Caccia, il poeta greco Oppiano di Apamea scrive: « I popoli selvaggi della Bretagna, che si dipingono il corpo con variopinti colori, allevano con cura questo animale, che nel loro linguaggio chiamano ‘agasse’. Questo cane è snello e for­nito di un folto pelame. E soprattutto per la finezza del suo olfatto che eccelle su tutti gli altri cani ...“. Anticamente, il tipo originario dell’épagneul breton era diffuso pressoché esclusivamente nelle inaccessibili foreste dell’Argoat bretone, nella penisola formata dai monti d’Arrée e dalle Montagne Nere.

Allevamento amatoriale

LA ROGHICCIA

                                                                          

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