<%@ Language=JavaScript %> caniitalia 4 razze

                              CANI ITALIA        

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             FOX TERRIER A PELO LISCIO

                     Smooth Jox terrier

                                  GRAN BRETAGNA

L’origine del fox terrier non può essere recente. E ben vero che nella sua ricostruzione dell’evoluzione della razza il rev. Rosselyn Bruce ammette di non avere notizie certe anteriori al 1850 (sino a quell’epoca ciascun cane che cacciasse la volpe, fosse a pelo ruvido o liscio, grande o piccolo, bianco o rosso, era chiamato fox terrier), ma quello che oggi è il fox terrier, di tutti quei cani è il tipo più classico, e perciò il più antico. Di tal parere è anche il Fanfoni, noto studioso della razza. Tuttavia, in passato questo cane non aveva né l’eleganza né la forma odierne. Se non abbiamo dati precisi risalenti ad epoca antecedente la metà dello scorso secolo, pure rimangono testimonianze quali una tela di Francis Sartorius il Vecchio, del 1796, che mostra un tipico fox terrier di colore nero e ‘tan, nonché un memoriale di Peter Beckford, che sostiene di aver posseduto alla fine del XVIII secolo cani da volpe bianchi e neri e bianchi e ‘tan’, che ancor oggi sono i colori fondamentali del fox. Si sono dette molte cose, talvolta bizzarre, a proposito dei progenitori del fox terrier. Ma nessuno è in grado di dare notizie precise. Tra gli antenati vi sono senza dubbio i terrier del Cheshire e dello Shropshire, cioè i ‘white english terrier’, e anche i beagle. Comunque, il vero e proprio sviluppo della raz­za iniziò dopo il 1850, allorché gli allevatori presero a gareg­giare per produrre soggetti sempre migliori. Nei primi anni si ebbe solo la razza a pelo liscio; poi, verso il 1870, anche quella a pelo ruvido. Parlando del fox terrier a pelo liscio, diremo che gli alleva­tori inglesi hanno avuto il merito di portarlo ad alte vette di tipicità e di bellezza di costruzione; ma, in questa loro opera, hanno dimenticato completamente la conservazione di quelle doti venatorie che sono pur esse importanti in una razza da caccia quale è stata, e ancor oggi devessere, questa. La fortuna però si è rivelata amica degli allevatori inglesi, giacché, seppure a distanza di anni dalle lotte con il selvatico, i fox terrier a pelo liscio conservano tuttora una parte delle loro belle doti cinegetiche, frutto di un lungo periodo di selezione basato sulle doti naturali, e che ha preceduto quello della selezione morfologica. I primi ad introdurre i fox terrier a pelo liscio nell’Europa continentale furono i Francesi, poi i Tedeschi e i Belgi; e subito gli allevatori di questi paesi si preoccuparono di fissare le doti venatorie nei loro cani. Ottimo nel lavoro in tana, il fox a pelo liscio è stato adope­rato anche come cane da ferma su stame e beccaccini, e persino come cane da cinghiale in Maremma; e, in Germania, come cane da riporto. Versatile, intelligente, coraggioso, il fox terrier a pelo liscio che va oggi riprendendo quota dopo la stasi bellica e postbellica si merita certamente il titolo di ‘piccolo atleta’ della razza canina che gli è stato attribuito.

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FOX TERRIER A PELO RUVIDO

                           Wire Jox terrier

                   GRAN BRETAGNA

Succede spesso di sentir dire, anche in campo cinofilo, che il wire fox terrier è una varietà di quello a pelo liscio; si tratta in verità di due razze affatto diverse, sebbene la conformazione generale sia identica, e differiscano solo la lunghezza e la tessitura del pelo. Infatti, oggi in nessun paese del mondo è concessa l’iscrizione ai Libri delle Origini a soggetti provenienti da un incrocio fra questi due tipi di fox terrier.

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           GRAND BLEU DE GASCOGNE

                                FRANCIA

La francia fu, come nessun altro paese, patria di una grande varietà di razze di segugi. Molte di queste razze sono andate man mano scomparendo: comunque, numerose sono an­cora quelle rappresentate sia pure se ricostruite in parte, il cui allevamento viene tuttora curato. L’origine più antica dei segugi francesi andrebbe ricercata nei cani da corsa (non levrieri) che molti secoli prima dell’epoca cristiana furono portati dai Fenici e dai Greci nelle isole mediterranee, nelle terre costiere dell’Europa meridionale e sulle coste orientali della Gallia e della Bretagna. Intervennero poi il bloodhound e può darsi altri segugi di importazione, ma sempre provenienti dallo stesso ceppo. Il Thomas esprime il parere che il più vecchio cane da corsa (segugio) francese sia il sant’Uberto (bloodhound), che dal suo luogo di origine, le Ardenne belghe, si sarebbe diffuso verso lo Hennegau, la Fiandra, la Lorena, la Borgogna, sino alla Francia del Sud. Lo Tschudy confuta tale asserzione ed esprime il seguente punto di vista: il più antico cane da corsa francese non pervenne dal Nord, bensì dall’Egitto. Tra i segugi francesi più antichi, e dalle origini perciò difficilmente precisabili, va annoverato in primo luogo il grand bleu de Gascogne. E, secondo molti esperti, il più imponente non solo tra i cani francesi di veneria, bensì anche fra tutti i cani da seguito in genere. Ha il merito di aver fornito il suo sangue per la formazione di varie razze; quanto all’attuale quasi completa sua scomparsa, va attribuita evidentemente alla sparizione, dalle campagne francesi, del lupo, per la cui caccia era particolarmente adatto. Ne esiste ancora, tuttavia, qualche eccellente muta, che viene impiegata per la caccia alla lepre. Mediante incroci con i cani di Saintonge del conte di Saint Légier, il grand bleu formò poi la razza virelade. Di olfatto finissimo, il grand bleu è eccellente per raggiungere il selvatico. La sua voce forte e sonora pone il cacciatore in grado di rendersi conto, anche a rilevante distanza, degli sviluppi della caccia. Molto resistente, ha velocità moderata.

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            GREYHOUND

                             Levriero inglese a pelo ras

                             DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

 

Il greyhound è un autentico capolavoro ottenuto dalla perseverante capacità degli allevatori inglesi, che vollero creare un cane bello, coraggioso e velocissimo. Il   nome stesso di greyhound sarebbe una deformazione di greekhound (segugio ellenico), cane dalle linee e aspetto generale ravvicinantisi sia pure in modo grossolano a quelli del moderno levriero e che era molto diffuso in Grecia in tempi remoti. L’importazione in Occidente sarebbe avvenuta per opera dei Fenici, dei Celti, oppure dei crociati. Al portamento aristocratico, altero, elegante, il greyhound aggiunge una non comune destrezza, che coadiuva la velocità rilevante, per rincorrere la lepre in terreni spaziosi, o sulle piste (cinodromi) dietro la lepre meccanica; e soprattutto in Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti) il greyhound manda in visibilio folle enormi (le tribune e le gradinate di White City a Londra contano talvolta 100.000 spettatori); nè la passione si esaurisce nel tifo per i veloci contendenti, poiché trabocca in quella, non meno sentita, del totalizzatore. Anche in Italia si svolgono corse di levrieri in ben organizzati cinodromi, dove cani di allevamento italiano non sono secondi a quelli stranieri.

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            KLEINER MUNSTERLÀNDER

GERMANIA

 Allorché in Vestfalia, verso il 1910, gli epagneul  breton si ridussero ad appena una cinquantina di esemplari, si pensò di costituire una razza locale, utilizzando i superstiti epagneul nonché numerosi soggetti ‘Deutsch-Langhaar. La selezione fu condotta talmente bene, che oggi il piccolo mùnsterlànder ha raggiunto, con perfetta uniformità di caratteri, un numero di varie migliaia di esemplari. Gli sforzi attuali degli allevatori, riuniti in un’autorevolissima associazione cinofila (Verband fùr Kleiner Mùnsterlànder Vorstehhunde), sono tutti tesi ad eliminare per quanto possibile l’influenza del sangue langhaar, in modo da ottenere esemplari tipicamente epagneul.

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           KUZHAAR 0 BRACCO TEDESCO

Deutscher kurzhaariger Vorstehhund

        GERMANIA

 Era, un tempo, un cane pesante, tranquillo e lento, simile all’antico pointer spagnolo. Oggi è un cane veloce, elegante, diffusissimo ovunque, grazie alle molteplici doti che ne fanno un eccellente ausiliare su vari terreni. Sulla sua provenienza si hanno molte teorie. Taluni pensano che discenda da segugi locali, forse dall’antico cane da orso; altri, compresi i cinologi francesi, credono di ravvisarne l’ascendenza nel bracco italiano il quale, incrociato con razze autoctone, cioè germaniche, avrebbe poi dato il kurzhaar. Vi è chi lo fa discendere da un bracco belga razza oggi praticamente scomparsa oppure dai famosi ‘cani bianchi del re, tanto pregiati in Francia nei secoli passati. Molto attendibile è altresì l’ipotesi della discendenza del bracco spagnolo. Sta di fatto che non molto tempo addietro il bracco tedesco presentava caratteristiche assai più grossolane delle attuali: aveva giogaia abbondante, labbra grosse e molto pendule, occhi con congiuntiva evidente, dorso insellato, piede di lepre e aspetto talmente massiccio da far ritenere che vi circolasse abbondante sangue di bloodhound. I cosiddetti ‘cacciatori di campo, che allora usavano cani da ferma, avevano più tempo e pazienza di quelli di oggi, ma anche più selvaggina ‘di penna, ed erano paghi di questi ausiliari che, giudicati oggi, appaiono alquanto tardivi per questo specifico impiego. Ma quando, verso il 1870, in certe regioni della Germania aumentarono i cacciatori sportivi, e si importarono molti cani da ferma inglesi, cominciarono a verificarsi incroci tra questi e il vecchio kurzhaar. I risultati furono notevoli e raccolsero il plauso di una parte dei cacciatori tedeschi, cioè di quelli ‘di campo, ma non di quelli ‘di foresta, dato che i cani tedesco-inglesi, ovvero i ‘tedeschi nuovi, come allora erano chiamati, non potevano accontentarli in un genere di caccia cui erano affezionati; tuttavia, in considerazione delle grandi qualità acquisite, si finì per dare la preferenza al kurzhaar di tipo ingentilito.

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            KUVASZ

      UNGHERIA

C’è chi fa risalire la presenza in Ungheria di quell’ottimo cane da pastore che è il kuvasz ai tempi in cui la regione era abitata da popolazioni semibarbare; altri ritengono invece che a introdurre la razza nel bacino dei Carpazi siano stati i Cumani. pastori nomadi di origine turca, che nel XIII secolo giunsero in Ungheria sospintivi dalle orde mongole. Le origini del kuvasz andrebbero perciò ricollegate agli antichi cani da pastore provenienti dall’Oriente, cioè a quei discendenti del cane del Tibet che sono capostipiti anche del maremmano - abruzzese, del cane di montagna dei Pirenei e di altri pastori bianchi allevati in Europa. Il  nome della razza deriverebbe dalla parola turca ‘kavas, che significa ‘custode della sicurezza, chiarissimo riferimento

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          KOMONDOR

     UNGHERIA

Cane da pastore la cui origine si rifà molto probabilmente ai discendenti asiatici del cane del Tibet, il komondor svolge da oltre mille anni il compito di custode attento e tenace delle greggi. E il pastore ungherese di maggior mole. In passato, non si badava granché alla preservazione dell’integrità di una razza da lavoro; né, quindi, si prestava molta attenzione all’aspetto di un cane da pastore: ciò nonostante, il komondor, grazie a generazioni trascorse all’aria aperta svolgendo un duro mestiere, conservò elevate doti psicofisiche. Nel 1920 venne redatto per questa razza uno standard che ne precisava definitivamente i diversi caratteri, ed essa, presentata in diverse esposizioni, divenne popolare anche all’estero. In America soprattutto, incontrò grande favore, sia come cane da pastore e da guardia, sia come cane da compagnia.

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              LABRADOR RETRIEVER

                GRAN  BRETAGNA

Originario della regione da cui prende nome, fu importato nella contea del Dorset, e qui allevato e addestrato per riportare la selvaggina dal conte di Malmesbury, prima, e poi dal duca di Buccleuch, dal conte di Home e da lord Scott. La razza si mantenne per lungo tempo allo stato puro; poi venne sottoposta a vari incroci, dando origine ad altri retriever. Comunque, alcuni amatori sono riusciti a conservare sino ad oggi il tipo originale, perfezionandolo nel suo assieme e nelle sue attitudini.

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           LAPPHUND

Lapplandska spetz

SVEZIA

Il  cane da guardia dei lapponi fu ammesso nell’ambito delle razze riconosciute dalla cinofihia ufficiale solo nel 1944, al­lorché la F.C.I. ne omologò i dati etnici presentati dall’ente cinofilo nazionale della Svezia. Ciò nonostante, è da lungo tempo diffuso su tutto il territorio svedese; le eccellenti qualità psicofìsiche di cui è dotato hanno fatto sì che potesse ottimamente coadiuvare l’uomo in molteplici attività, compresa la caccia, sebbene oggi venga utilizzato soprattutto per la guardia alla casa e alle proprietà. Affettuoso e mite con i bambini, disciplinato e fedele con il padrone, con l’estraneo si dimostra diffidente e vigile.

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           MAGYAR  AGAR

                      nero ungherese

          DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

Quando, nel IX secolo, gli invasori magiari irruppero nella Pannonia, nella Transilvania e nella media valle del Danubio, portarono un levriero proveniente dall’ovest della regione carpatica. Risulterebbe, da scritti dell’epoca, che quel popolo esercitava appassionatamente la caccia con propri levrieri, la cui schiatta si mescolò, nel corso dei secoli, con altre razze di le­vrieri pervenute dall’Occidente e dall’Oriente (tra il XV e il XVII secolo si incontreranno con levrieri turchi e asiatici, probabilmente gli antichi saluki, i tazi, nonché quelli provenienti dall’Africa) e che nel XIX secolo si perfezionarono con l’incrocio del greyhound, da cui trassero maggiore velocità. un cane da caccia di prim’ordine, di natura aperta, fedele e carezzevole. A titolo accessorio, è adatto alla guardia del focolare del padrone. Il suo odorato, in confronto a quello di altri cani, è debole: può anzi darsi che sia il solo cane da caccia nel quale le proprietà olfattive non solo sono insufficienti, ma potrebbero dirsi addirittura carenti. Si impiega per catturare la lepre nella caccia di corsa; fra i soggetti più esperti e più forti si riscontrano esemplari capaci di abbattere la volpe.

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             MASTIFF

         GRAN BRETAGNA

Questo poderoso cane da guardia è considerato una razza tradizionale inglese; anzi, alcuni lo vorrebbero autoctono delle isole britanniche. Ma pare che, come varie altre razze antiche, abbia origini orientali. I suoi avi andrebbero ricercati nei mastini assiri  discendenti a loro volta dal mastino del Tibet  che vennero portati in Europa da quei grandi diffusori di merci e di costumi che furono i Fenici. Comunque, le teorie sulle origini di questa celeberrima razza inglese sono varie. Per esempio, non manca chi la vorrebbe discendente dal molosso d’Epiro, introdotto in Inghilterra dalle truppe romane. Ma anche se così fosse, gli avi del mastiff non muterebbero granché: infatti, anche il molosso greco proviene da razze asiatiche, e quindi dal mastino tibetano. In Inghilterra, come altrove, il mastino conobbe anticamente molti impieghi: dalla caccia alla guerra, alla guardia delle persone e delle proprietà. Oggi, ingentilito e un poco modificato rispetto agli esemplari del passato, e essenzialmente un cane da guardia e da difesa, compiti che assolve ottimamente. Abban donate le gesta sanguinarie dei suoi antenati, è divenuto un buon amico dell’uomo, sebbene diffidi sempre degli estranei e sappia essere terribile se costretto ad attaccare. La cinofilia lo tiene in grande considerazione sia per le doti estetiche sia per quelle psicofisiche.

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     MALTESE

    ITALIA

I bichon comprendono: il maltese, il bolognese, il bichon a pelo increspato (‘à poil frisé’) e l’avanese. Si tratta di un gruppo di razze affini tra di loro e di origine antichissima, tanto è vero che lo stesso Darwin ne fa risalire la comparsa a seimila anni avanti Cristo. Ma osserviamo da vicino il maltese: veniva chiamato anticamente ‘cane delle dame romane, perché di queste era il preferito e da esse tenuto in pregio grandissimo. E non a torto: l  pelo lunghissimo e immacolato lo rende attraentissimo; molto intelligente, affezionato al padrone, vivace, espressivo, è un cane da compagnia di rara perfezione. Sulle origini sono discordi i pareri. Strabone, lo scrittore geografo che visse nel I secolo avanti Cristo, descrive un cane maltese definendolo ‘canis melitoeus’, da Melita, nome la tino dell’isola di Malta, dalla quale, dice il Robin, esso «partì alla conquista del mondo”. Il  parere di molti è che il maltese odierno sia precisamente il discendente del maltese di Strabone. Altri però non sono dello stesso avviso, e tra questi anche il barone Houtart, illustre studioso delle razze canine europee di lusso. Egli, infatti, asserisce che « ... i popoli antichi del basso Mediterraneo hanno posseduto una razza nana, chiamata Melitoeus. Essa era originaria dell’isola di Malta o Melita presso la Sicilia; ma io li chiamerò col nome di ‘cani di Melita’ invece che maltesi, per non confonderli coi maltesi moderni, che sono assolutamente differenti dagli antichi”. L’origine del moderno maltese, invece, andrebbe ricercata nell’incrocio dell’épagneul nano col barbone nano, oppure col cane di Cayenna. Da tali capostipiti sarebbero derivati i barbichon, poi chiamati bichon. La culla del bichon pare sia stata proprio l’Italia, e ne abbiamo prova nell’iconografia assai abbondante.

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          MASTINO NAPOLETANO

                                         ITALIA

La prima esposizione canina di Napoli, indetta nel 1946, fu caratterizzata dalla presenza di un gruppo di otto magnifici mastini, appartenenti a una razza per la prima volta presentata a una mostra e che destò l’interesse degli esperti. Si trattava di mastini napoletani, e costituivano una novità per modo di dire, giacché sono diffusi in Campania da tempi remotissimi. Si tratta dei discendenti dei molossi di allevamento greco prima e romano poi, i molossi da combattimento dei circhi e delle guerre? E, quindi, dei discendenti di quei grandissimi cani che Alessandro tenne in così alta considerazione in Grecia e che giunsero poi in Italia? Oppure provengono dai molossi romani incrociati con i pugnaces Britanniae, che i soldati di Ro­ma portarono di ritorno dalla grande isola? Ognuna di queste supposizioni merita considerazione, così come attendibile potrebbe essere l’ipotesi, che qui affacciamo, secondo la quale i mastini sarebbero potuti giungere in Italia su navi fenicie, in tempi ancor più remoti. Questo per quanto si riferisce alla provenienza, perché se­condo tutte queste ipotesi il progenitore sarebbe comunque da ricercarsi nel mastino del Tibet. Ricordiamo anche che vi sono naturalisti i quali propendono per una formazione europea dei mastini, e che quindi l’antichissima origine potrebbe essere un’altra. Ma una cosa è certa: che accanto al cane da pastore a mantello bianco vi era, nell’Italia centromeridionale dell’epoca romana, un grosso cane a manto scuro, anch’esso descritto da Columella: « ... il cane custode della casa deve essere nero (ovvero scuro), poiché, durante il giorno, visto dal ladro, con il suo aspetto scuro gli incute maggior timore; quando il ladro arriva nella notte, il cane si perde nell’oscurità e passa inosservato, potendo così aggredire senza essere visto. La testa è tanto massiccia che si presenta come la parte più impo­nente del corpo; gli orecchi sono cadenti e pendono verso il davanti; gli occhi sono neri o grigio splendente, penetranti; il petto largo e villoso; gli arti anteriori potenti e i posteriori ricoperti di peli spessi e lunghi; le membra corte; le dita e le unghie robuste”. Parrebbe dunque assai probabile che il grosso cane napoletano altro non sia che il discendente dei cani da guardia sopra descritti: come il pastore maremmano si è conservato attraverso i secoli nella campagna romana, così l’antico guardiano della casa potrebbe essersi estinto nel suo luogo di formazione, sopravvivendo invece nella campagna del Napoletano e anche più a meridione. Come si è detto, la razza si ripresentò alla cinofilia ufficiale nel 1946. Ne rimase favorevolmente colpito lo scrittore Piero Scanziani, oggi considerato il ‘ricostruttore’ del mastino napoletano. Nel suo canile di Roma, infatti, dal 1949 cominciò a raccogliere i migliori soggetti, selezionandoli e ottenendo risultati splendidi. La razza così fissata venne riconosciuta dall’E.N.C.I., che adottò lo standard proposto dallo Scanziani, e recentemente rielaborato. Si deve quindi allo sforzo intrapreso per un decennio dall’appassionato cinofilo ticinese se oggi l’Italia può di nuovo annoverare una razza antichissima e per secoli del tutto trascurata. Attualmente il mastino napoletano viene allevato in varie regioni italiane, ed esportato nel mondo intero.

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           PASTORE BERGAMASCO

                              ITALIA

Questo magnifico cane da pastore racchiude in sé tutte quelle doti che sono peculiari del guardiano di greggi: è forte, coraggioso, docilissimo con il padrone, di spiccata intelligenza; e se gli animali che gli sono affidati paiono correre qualche ri­schio, non esita a far valere tutta la sua forza e il suo sprezzo per il pericolo. Purtroppo, esemplari di questa razza che si possano definire puri ne esistono oggi in numero ridotto. Ed è un vero pec­cato. Se non è cosa agevole pretendere che i nostri pastori ricorrano a soggetti di razza per farsi coadiuvare nei loro lavori, eperaltro auspicabile che molti dei nostri cinofili si interessino maggiormente alla preservazione di un cane attraente e ricco di doti intellettive. Certo, si sono compiuti negli ultimi anni notevoli progressi in questa direzione: ma si può e si deve fare ancor di più in favore del bergamasco, e non solo perché si tratta di un cane italiano, ma anche e soprattutto perché sia dal punto di vista estetico sia da quello delle caratteristiche psicofisiche è davvero pregevole. Il pastore della Brie, in Francia, costituisce uno dei vanti di quella cinofilia; e benché alcuni cinologi francesi sostengano che dal briard sia nato il bergamasco, tutto fa ritenere che sia in­vece quest’ultimo ad avere originato il bel pastore francese: infatti, prendendo per buona l’attendibilissima ipotesi delle origini orientali del gruppo dei pastori europei, non si spieghe­rebbe come mai l’antico cane da pastore asiatico sarebbe do­vuto giungere in Francia prima ancora che in Italia, geografi­camente più vicina, considerate le vie di comunicazione esisten­ti allorché si verificarono le migrazioni verso occidente delle razze canine dell’Est. A ogni buon conto, rimane chiaro un fatto: il briard e il nostro cane da pastore bergamasco presentano molteplici analogie, e non si può quindi non ritenere che un allevamento del nostro cane condotto su notevole scala e con tutti gli opportuni criteri, non possa dare anche a noi quei lusinghieri risultati che con il briard sono da tempo stati conseguiti in Francia.

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         PASTORE DI TATRA

Owczarek podlhalanski

POLONIA

Nel corso della sua lunga migrazione dall’Oriente, il cane da pastore si stabilì anche nelle regioni centroeuropee, fino alla Jugoslavia; e ancora una volta diede origine a nuove razze, perfettamente adatte ai climi e alla natura di quei territori. Sono così venuti a costituirsi cani tenaci nella guardia e nella conduzione dei greggi, robusti, ardimentosi, fedeli al padrone ma pericolosi per l’avversario. Il pastore di Tatra, di Valée, di Karst, il Croato ecc. (razze, queste ultime, che incontreremo nelle prossime pagine) ancor oggi aiutano l’uomo nel suo duro lavoro, segnalandosi alla cinofilia mondiale.

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           PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE

                    ITALIA

Molto di quanto si è detto nell’introduzione al gruppo dei pastori è direttamente riferibile alle origini del maremmano abruzzese. Diffuso oggi nella campagna toscoemiliana, nelle Marche, in Abruzzo, in Puglia e nel Lazio, questo grosso cane dall’opulento mantello bianco, pur essendo regolarmente impiegato per il lavoro, riceve dagli stessi pastori cure attente che valgono a salvaguardarne la purezza. Sino a qualche anno fa si era soliti distinguere i cani maremmani da quelli abruzzesi. Ma, considerata, poi, la levità delle differenze che li distinguevano, si è provveduto all’unificazione dei due tipi e alla pubblicazione di un unico standard. Le qualità psichiche del maremmano abruzzese sono eccellenti, tali da renderlo un ineguagliabile cane da guardia, sebbene la sua principale funzione rimanga ancor oggi quella di ausiliario nella pastorizia, attività in cui si dimostra attento e indomito, coraggioso al punto da non indietreggiare neppure di fronte ai lupi che anche nelle nostre contrade vengono talora sospinti verso gli ovili dai rigori invernali. Importato e ufficialmente riconosciuto in Inghilterra già intorno al 1936, al termine del conflitto mondiale ha riscosso  e tuttora riscuote  non poca popolarità come cane da esposizione e da compagnia.

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         PASTORE TEDESCO

Deutscher Schdjerhund

GERMANIA

Razza che forse come nessun’altra ha saputo conquistarsi, ovunque, una straordinaria popolarità, il pastore tedesco, con apriamo la lunga serie dei cani impiegati originariamente pastorizia, ci offre subito un esempio, forse il più apparicente, di come le loro qualità eccezionali abbiano sovente indotto l’uomo a impiegarli anche in altre attività, le più diverse. Plasmato per la pastorizia, oggi il ‘cane lupo  come tutti, e non solo in Italia, familiarmente lo chiamiamo  è divenuto il poliziotto per antonomasia, superbo cane da guardia e di protezione, ottimo ausiliario nella lotta al contrabbando, efficace per il soc­corso ai feriti, cane staffetta in guerra, fedele e gentile guida di ciechi, insuperabile compagno sempre. Vanto dell’allevamento germanico, ma ormai diffuso in ogni continente, il pastore tedesco  noto altresì con i nomi di ‘alsaziano’ e ‘pastore di Alsazia  discenderebbe da lupi incrociatisi in tempi anche relativamente recenti con cani domestici. Probabilmente con maggior ragione, altri sostengono invece che il pastore tedesco sia un prodotto autoctono del Wurttemberg e della Turingia, regioni in cui, da tempi immemorabili, i suoi antenati svolgevano compiti di guardia agli armenti. Secondo i fautori di questa tesi, le origini andrebbero pertanto ricercate nel cane dell’èra del bronzo, vissuto da sei a settemila anni a.C., che il naturalista Jaitteles chiamò Canis jamiliaris matris optimae, e che, originario dell’Asia, si diffuse successivamente in Europa. I reperti che se ne posseggono, nonché lo studio di forme selvatiche sopravvissute ai secoli (nell’odierno lupo indiano si ravvisa un discendente diretto dell’antichissimo cane del bronzo) hanno permesso di accertare, nei rappresentanti del gruppo facente capo a esso, una limitata proclività alla variazione, e una comune aderenza alla forma dei canidi selvatici. Anche nel pastore tedesco la struttura fisica ha conservato numerose caratteristiche dell’antico capostipite, com’è dimostrato, per esempio, dal confronto di reperti craniali. La storia di questa razza si fa comunque più sicura a mano a mano che ci si approssima all’epoca moderna. La presenza, in Germania, di cani da gregge dotati di mantello chiaro èdocumentata già nel VII secolo d.C.; ma intorno al 1600 il mantello chiaro è proscritto, forse perché nel frattempo la funzione di quei cani mutò. In ogni modo, proprio partendo da esemplari di questi antichi cani tedeschi, nel 1895 ha inizio la selezione che condurrà, nel volgere di pochi anni, alla fissazione dei caratteri di una vera e propria razza da pastore tedesca, principalmente a opera dell’appassionato cinofilo Von Stephaniz, col quale collaborarono allevatori tedeschi di grande competenza. La zona di allevamento comprendeva il Wùrttemberg e le regioni dell’Assia, della Turingia e della Baviera. Sempre in quegli anni venne fondato il ‘Verein fùr Deutscher Schàferhund’, l’associazione che dette impulso all’allevamento e al perfezionamento della razza, imponendola poi all’attenzione degli allevatori e dei cinofili di tutto il mondo. Con il trascorrere degli anni, al miglioramento delle caratteristiche fisiche si è accompagnata una notevole diversificazione d’impiego di questo cane: il carattere (in modo particolare la sua facoltà di attenzione e le sue doti di fedeltà e di coraggio), la grande robustezza fisica e l’acutezza dei sensi hanno reso il pastore tedesco capace di assolvere i compiti più vari, come si è già accennato, pur continuando, per atavico istinto, a essere un eccellente cane da gregge, segnalandosi quale conduttore vi­gile e difensore strenuo degli animali che gli vengono affidati dall’uomo. Oggi in Germania la società dello Schàferhund (letteralmente: ‘cane da pastore) conta 150.000 aderenti, mentre il libro di origini della razza registra un totale di iscrizioni che si aggira sul milione e mezzo di esemplari. Anche in Italia ove esiste un’associazione specializzata, la ‘Società Amatori Schiiferhund’ il numero dei pastori tedeschi è notevole, e si hanno sovente soggetti di eccezionale qualità. Ogni anno in Germania vengono organizzate speciali esposizioni dedicate a questa razza, e a esse intervengono migliaia di soggetti, dotati tutti di regolare brevetto rilasciato dopo speciali corsi di addestramento. Rivestono, infatti, considerevole importanza, nel pastore tedesco, le qualità intellettive; talché un cane di bell’aspetto, ma codardo od ottuso, avrà sempre minor pregio di un soggetto meno bello esteriormente, ma dotato di quel temperamento che gli permetta di meglio assolvere il lavoro che gli è affidato. Per questo motivo, la razza viene sottoposta a prove ufficiali di difesa e di pista (le vedremo descritte nel capitolo dedicato alla Cinofilia ufficiale) che consentono di giungere, per ciascun soggetto, a una precisa valutazione del coraggio, del tempera­mento e delle attitudini ad apprendere quelle nozioni grazie alle quali può rendersi utile all’uomo.

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                  PASTORI BELGI

                 Chiens de berger belges

              BELGIO

Verso la fine del secolo scorso, in Belgio, la situazione delle razze da pastore si presentava confusa: dilagavano cani di ogni tipo e taglia, di incerte origini, sovente mediocri come conduttori di greggi nonché pericolosi per il viandante. In un paese com’è appunto il Belgio, in cui è viva in tutti i ceti la passione per la selezione e il miglioramento delle razze di animali dome­stici, la scarsa attenzione prestata ai cani da pastore era paradossale. Ma i cinofili si mossero con decisione: guidati dal Reu della Scuola veterinaria di Cureghem  riuscirono a raggruppare in poche razze e varietà quei cani che, più degli altri, avevano conservato i caratteri considerati fondamentali e le qualità necessarie perché potessero effettivamente coadiuvare l’uo­mo nell’esercizio della pastorizia. Si giunse così a fissare un gruppo di razze belghe da pastore (groenendael, malinois, tervueren, laekenois), e di alcune loro varietà. Per l’attraente linea estetica, il lucido mantello lungo, folto e nero il groenendael può oggi competere con i migliori cani di lusso e da compagnia. Si ripropone, per questa razza, quanto è accaduto a molti cani da pastore: l’intelligenza, le qualità intellettive e fisiche ne hanno promosso l’utilizzazione in settori anche diversi da quello originario; così, questo pasto re  coraggioso, affettuoso e vigile  si è rivelato ottimo per la difesa e la guardia, ed è stato vantaggiosamente impiegato come ausiliario nelle azioni di polizia e di guerra. Tra le razze da pastore belghe, è la più diffusa. Creata da Nicolas Rose, proprietario del castello di Groenendael, a sud di Bruxelles, originò con l’accoppiamento tra Petite, una femmina nera dotata di macchia bianca al petto, e il maschio Piccard d’Uccle un esemplare acquistato direttamente presso un proprietario di greggi  che aveva caratteristiche fisiche analoghe a quelle di Petite. In un primo tempo si pensò di dare alla razza il nome ‘Rose’, in omaggio all’allevatore, ma attribuire tale nome a un cane nero come il carbone parve un controsenso e si pensò allora al luogo di origine, il castello di Groenendael. Il tervueren, che si differenzia dal groenendael soprattutto per il colore fulvo carbonato, viene considerato più robusto, e molti allevatori lo utilizzano proprio per rinforzare il sangue della razza affine. A parte ciò, si può dire che possegga tutte le caratteristiche comuni agli altri pastori belgi. Nelle regioni nordoccidentali del paese vive il malinois, cane rustico ma non grossolano, robustissimo e perciò idoneo ai più diversi lavori. Più piccolo del pastore tedesco, ne ripropone talune caratteristiche fisiche. Di colore fulvo dorato e con un mantello lungo e ruvido, il laekenois prende il nome dal castello reale di Laeken, dove la regina Maria Enrichetta era solita recarsi allo scopo di osservare al lavoro questa razza, che predilesse e potenziò notevolmente.

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           PECHINESE

DIVERSI (origine ufficialmente non accertata)

La primitiva forma del pechinese andrebbe ricercata in un volpino dell’Asia del sud-est, a sua volta proveniente, come tutti i volpini, dal cane della torba. Comunque, da dove questo cane tragga veramente origine non si sa: nacque per certo in tempi remotissimi, forse coincidenti col sorgere del Celeste Impero. Esiste una leggenda curiosa, in Cina, che tramanda, naturalmente, origini non scientifiche. Un leone un giorno s’innamorò di una piccola scimmia tanto da volerla prendere in sposa: ma occorreva prima presentarsi al cospetto del dio Haiho. Questi disse al leone: “Se tu sei disposto a sacrificare la tua taglia e la tua forza all’amore che porti alla scimmietta, io acconsento”. Il leone di buon grado accettò, e frutto del matrimonio fu il cane pechinese, che, pur mantenendo il portamento fiero e l’e spressione nobile del re della foresta, conserva la grazia e la tenerezza di una piccola scimmia. Il  pechinese fu introdotto in Europa, e precisamente in Inghilterra, nel 1861, dopo la caduta di Pechino e la distruzione del Palazzo d’Estate a opera del corpo di spedizione franco-inglese. Ufficiali inglesi ne portarono seco alcuni esemplari, dei quali uno venne offerto in dono alla regina Vittoria. L’allevamento europeo ebbe così i primi capostipiti; in seguito prese tale sviluppo e venne talmente curato, da ottenere dei soggetti di ineguagliabile bellezza. Nel paese d’origine, invece, la razza decadde improvvisamente e si rese necessaria la reimportazione di stalloni e fattrici dall’Europa e dall’Australia! Dimensioni, dati somatici e caratteri generali subirono modifiche rilevanti, che si distanziarono sempre più dal tipo. Il confronto tra lo standard orientale, risalente a una trentina d’anni fa, e quello europeo ne è una valida prova. Non sappiamo peraltro quali siano le condizioni dell’allevamento attuale in Cina.

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PICCOLO CANE LEONE

  Bichon petit chien lion

FRANCIA

Differisce dal bichon per il mantello, che è corto sul corpo e su parte della coda; come quello del bichon, è invece lungo sulla testa, sulle spalle, sugli arti e sulla seconda metà della coda. Questo piccolo cane è assai diffuso in Francia, ma molto meno comune altrove.

                                                                           

 

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